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giovedì 10 giugno 2010

Food Shopper: una nuova figura professionale… da intenditori!


Partono dalla città di Bologna, così ricca di tradizione gastronomica, i primi corsi italiani per Food Shopper.

Questa nuova professione, dedicata al cibo, è in realtà strettamente legata anche al mondo del turismo. Il ruolo del Food Shopper è infatti quello di soddisfare dal punto di vista culinario i propri clienti, italiani o stranieri, conducendoli attraverso un percorso eno-gastronomico che li porti non solo alla scoperta di prodotti tipici, ma anche di tradizioni locali. Attraverso la degustazione di squisitezze o la visita a piccoli produttori è possibile infatti riscoprire usanze d’una volta e riassaporare la genuinità della conoscenza delle persone. Un’esperienza dunque a tutto tondo, che permette di vivere esperienze attraverso lo shopping e che richiede al Food Shopper di organizzare non solo partecipazione a degustazioni o eventi particolari, ma anche la capacità e la conoscenza per suggerire ristoranti, osterie, cantine ed altri esercizi legati al mondo Food.

Certo sono richieste la predisposizione per un lavoro a contatto col pubblico e la capacità di capire bene la psicologia del cliente per poterlo soddisfare al meglio. Se però siete appassionati del tema e sognate di dedicarvi al vostro hobby, potreste pensare seriamente di dedicarvi a questa nuova professione.

Ecco dove trovare corsi di formazione per Food Shopper.

lunedì 7 giugno 2010

Da dipendente a imprenditore di se stesso - di Enrico Casartelli

Vi vorrei raccontare cosa capita ad un povero “umano” che all’eta’ di 48 anni si trova in pochi giorni a tramutarsi da dipendente di un’azienda multinazionale a libero professionista o meglio imprenditore di se stesso.
La prima domanda che ovviamente ti chiedi e’ “cosa sai fare ?”, risposta netta e decisa “niente”: eri troppo all’interno di un meccanismo per pensare al tuo personale know-how, per pensare a concretizzare quello che sai o saresti in grado di fare.
Allora, se sei fortunato come me cioe’ con l’aiuto in un esperto, inizi a razionalizzare le tue competenze, i tuoi risultati, i tuoi punti di forza e di debolezza, gli obiettivi che ti poni , il settore di mercato ecc ecc , definisci un business plan, un curriculum, una lettera di marketing ed infine ti offri al mercato e qui “arriva il bello” : come ti affacci al mercato a 50 anni di eta’? L’esperto amico non ti puo’ piu’ aiutare se non nell’indicarti i canali di ricerca lavoro… allora ti viene l’ansia di un completamento isolamento e ti accorgi di tante cose.
La prima e la piu’ lampante: ti accorgi che per rintegrarti nel mondo del lavoro, le tue competenze ed il tuo CV valgono poco, l’arma vincente e’ avere un buon network, in altre parole una rete di conoscenze.

Inizi da li’ con la pazienza di una persona che come me nel passato aveva curato poco quest’aspetto. Scopri dopo poche settimane una “strana cosa”, ne parlavo con un mio collega ed esistono corsi Harvard Business School che lo avvale: hai poca risposta (tecnicamente “low redemption”) dalla rete di primo livello (cioe’ gli amici piu’ intimi, gli ex colleghi, ..), ottieni piu’ successo dai livelli successivi (conoscenze create dal primo livello o occasionali). Non si sa il perche’, forse la paura degli amici piu’ vicini di esporsi, di creare illusioni. Resta il fatto che il network che hai si rileva dopo pochi giorni modesto, devi aumentare la fetta di imprenditore che hai e devi capire due cose.

La prima: come ampliarlo? E qui, come dico nei miei corsi, devi agganciare piu’ persone possibili : “dal Rotary alla Parrocchia”, dalla persona piu’ imprevista o quella a cui hai dato meno credito ti arriva il colpo di fortuna, cavi poco o niente da quella che ti aspettavi tanto (legge precedente dei livelli della rete). Attenzione al WEB 2.0 (linkedin ..) : sta diventando uno strumento di comunicazione sempre piu’ efficace anche nel mondo del lavoro!


La seconda: non sei tu che ti poni al mercato, ma e’ il mercato che si pone a te e quindi devi adattare le tue competenze a quello che ti chiede il mercato, in concreto tra le competenze che possiedi devi essere in grado di accelerare quelle piu’ richieste e mettere nel cassetto quelle non richieste. L’esperto dice che tramite il tuo CV un ‘azienda puo’ scoprire una posizione “sommersa”, a cui non aveva mai pensato .. mah. Un mio amico si e’ certificato in codici etici aziendali... e’ “fermo” li’!!
Credo che ci sia un aspetto indispensabile: avere passione per un’idea , nel mio caso la docenza di corsi, crederci ed esplorala con determinazione ed avere la flessibilita’ di ampliare o ridurre argomenti seguendo le esigenze del mercato, o scoprire nuove nicchie...
Investire sulla propria reputazione: il cliente si accorge subito se non hai professionalita’, se non hai competenza sull’argomento che stai discutendo, massima trasparenza, solo cosi’ puo’ crearsi una fidelizzazione del cliente. Occorre essere coscienti che anche il proprio stile di vita incide sulla percezione del cliente.
Purtroppo il mondo della consulenza e’ pieno di bravi venditori del niente., “paga” nel breve tempo , fallisce nel lungo.
Ma psicologicamente come reagisci? Ci sono tantissimi aspetti che si intrecciano repentinamente.
Hai lo shock della rana buttata nella pentola bollente. “Se una rana viene messa in una pentola di acqua bollente, farà un velocissimo balzo per saltarne fuori. Se la rana viene messa in una pentola di acqua a temperatura ambiente, invece, non farà un piega. E se quest’acqua verrà scaldata, piano piano fino all’ebollizione, la rana finirà bollita senza che se ne accorga o, quando se ne accorgerà, sarà troppo tardi”.
Prima di tutto passi dal trauma di una copertura finanziaria aziendale ad una copertura finanziaria personale, cioe’ niente: e’ come l’impiegato che al mattino apre la porta dell’ufficio ed entrano i soldi e tu che entri (sempre al mattino) nella porta di casa tua (tuo nuovo ufficio) ed escono i soldi. Questa non e’ una battuta, e’ la sintesi di una profonda diversita’ di approccio alla vita lavorativa e la base di quella organizzativa mutando radicalmente i tuoi comportamenti. Cio’ che prima era sicuro o quasi ora diventa instabile, precario, i piu’ ottimisti dicono flessibile.
Ti senti prima un senso di impotenza fantozziana, poi quando cominci a guadagnare ti rimane l’affanno perche’ ti devi sempre creare il business e se non spingi, tecnicamente “pushing”, non arrivi alla seconda settimana. Scherzi a parte ti arriva veramente l’ansia di cercare nuove opportunita’: e’ il bello dell’imprenditore, ma e’ anche il brutto.
Nei corsi di gestione aziendale dico che devi essere abile e capace di dire dei no, nella realta MAI dire no. Guai a dimenticare a casa il cellulare: ti puo’ arrivare una richiesta di corsi, di una consulenza e se non rispondi? da una piccola opportunita’ ne possono nascere altre, diventi phone e email dipendente.
Altro aspetto: una persona che come me e’ abituata a lavorare in team ed ha una forte propensione al lavoro di gruppo, si trova “isolata”, e’ una sensazione non bella. Anche se inserito in societa’ di consulenza ti accorgi che il concetto di team work, anche se ben insegnato, non viene assolutamente rispettato. Puoi confrontarti con qualche amico, ma questo giustamente ha sempre meno tempo e ti dedica poco tempo... ha gia’ i suoi problemi, pero’ ti manca un’opinione che ti dica se stai andando nella giusta strada, un suggerimento… e’ come (vedi anche il newtork personale) se tu cerchi di aprirti al mondo a 360 gradi e ti trovi una chiusura a 720 gradi; la matematica non e’ il mio forte, ma il concetto e’ questo!
Vediamo ora gli aspetti positivi: sicuramente un’accelerazione di skill, sei costretto, e lo fai con molto piacere se hai passione per le tue idee e passione per il business, ad acquisire nuove conoscenze. In azienda avevo pochi spazi di crescita anche se ogni tre quattro anni cercavo di cambiare posizioni, l’autonomia spinge sicuramente ad ampliare il know how ed in fretta!
Sei come un’azienda che disegna il proprio Go To Market, i propri canali di comunicazione, i suoi lati deboli e forti, la strategia a breve e medio termine, i rischi. L’imprenditore è una persona che rischia e che è consapevole che le sue scelte potranno, in futuro, non essere più in linea con i bisogni del mercato; infatti i gusti dei consumatori cambiano molto velocemente, come molto velocemente cambiano le condizioni che danno successo ad una impresa.

Ti accorgi di due approcci diversi tra il passato ed i presente: l’impiegato tende a semplificare il lavoro per raggiungere velocemente e bene i risultati, il professionista deve cogliere la complessita’ per gestirla e trovarne la soluzione.
Non hai piu’ il concetto di orario: alterni periodi “morti” in cui prevale l’ansia con periodi “pieni” in cui lavori al sabato e la domenica e ti viene lo stress: sicuramente MEGLIO lo stress dell’ansia!!
Una maggiore rete di conoscenze, l’azienda ti rallenta, l’autonomia ti accelera nel sociale, scopri anche nuove formule di comunicazione, ripeto: attenzione al web 2.0!! Sta diventando sempre piu’ “forte, incisivo e veloce”!!
Maggiori gradi di liberta’ e maggiore autonomia: l’azienda spesso ti schiaccia con i suoi standard, i suoi vincoli, qui invece decidi tu la tua prassi comportamentale (nel bene e nel male) e gestisci con piu’ liberta’ il tuo tempo.

Autodisciplina: l’impiegato deve motivarsi per lavorare, il libero professionista deve motivarsi per smettere di farlo se non vuole correre il rischio di “vivere per lavorare” e non viceversa.
Conclusione: e’ meglio fare l’autonomo o il dipendente? Non esiste una risposta: dipende dalla persona, dalla propria capacita’ imprenditoriale e di gestione del rischio, dal mercato (attenzione: e’ sempre lui che comanda nonostante gli sforzi personali!!) e dalla fortuna del momento (indispensabile!!).

Profilo di Enrico Casartelli:


Enrico e’ stato in IBM per 23 anni dove ha ricoperto vari ruoli manageriali e commerciali nell’area dei servizi ICT e della formazione. Da cinque anni è libero professionista: alterna coordinamento di progetti formativi per la Regione Lombardia ad attivita’ commerciali e di docenza di corsi di Leadership, TeamWork , Vendite, Project e Risk Management.
Hobby per le auto da rally e d’epoca, gestisce un’officina “privata” e da qualche anno e’ cronometrista in manifestazioni del Coni e nei rallye.

giovedì 3 giugno 2010

Ho scritto un libro... ed ora?

Foto by calca



Il sogno di tanti quello di scrivere un libro e soprattutto di… vederselo pubblicare!
Le case editrici ricevono tantissime proposte, di ogni genere, ogni giorno. Tanto che alcune sconsigliano chiaramente l’invio di materiale spontaneo via Web.

Pubblicarsi un libro in proprio potrebbe dunque essere l’alternativa ma… quanto si spende e quanto ci si ricaverebbe?

Ci sono diversi servizi di print on demand* e stampa digitale disponibili.
Immaginiamo di scrivere e voler stampare un libro di 150 pagine, in bianco e nero, formato A5, con copertina a colori e rilegatura a caldo.

Vediamo alcune alternative:

Lulu
Costo unitario = 8 euro
Guadagno per copia = 3,20 euro

Ilmiolibro
Costo unitario = 6,81 euro
Guadagno per copia = 4,15 euro

CreateSpace
Costo unitario = 4,50 euro
Guadagno per copia = da 4,09 a 6,49 euro (a seconda del sito su cui si vende)

Se ritenete interessante la cosa, ricordate che stampa digitale e print on demand funzionano soprattutto per libri destinati ad un target ben preciso.

*Nota: con print on demand si fa riferimento alla realizzazione del libro, completo di copertina, in formato pdf. Copie cartacee del libro vengono stampate e spedite solo nel caso in cui qualcuno le ordini.

lunedì 31 maggio 2010

Piccoli negozi: Le unghie artificiali

Foto by Mirka Naldi

Molto diffusi in America, dove sono ormai una realtà consolidata, i negozietti dedicati alla cura delle unghie da alcuni anni sbarcano anche in Italia. Francesine, gel, strass, fiorellini, colori più o meno improbabili… se ci guardiamo attorno vedremo che tantissime giovani donne curano sempre più il proprio aspetto, abbinando il colore o il disegno delle proprie unghie all’abbigliamento ed al maquillage.

Anche se non siete utenti del servizio, perché non considerarlo dal punto di vista del business?

Si tratta infatti di un servizio utile non solo per coloro che vogliano curare il proprio look, ma anche per risolvere reali problemi legati alla ricostruzione delle unghie.

Potreste anche trovarla un’attività interessante per dare sfogo alla vostra fantasia e creatività.

Dalla fiera Cosmoprof che si è tenuta a Bologna lo scorso Marzo è emerso infatti che il mercato cosmetico in Italia, nonostante la flessione nei canali professionali, è in crescita. Se i mercati esteri, che risentono della crisi, vedono diminuire le vendite, in Italia i consumi tengono. I cosmetici e tutte le altre spese legate all’apparire sembrano orami entrate nelle abitudini irrinunciabili degli italiani.

mercoledì 26 maggio 2010

Voglia di matrimonio? Diventate Wedding planner!

Reso celebre da romanzi e film americani, il ruolo di Wedding Planner sta prendendo piede anche in Italia.
Nato negli Stati Uniti, consiste in un servizio di consulenza agli sposi, per l’organizzazione del loro matrimonio: dal ristorante alle bomboniere, dai fiori agli abiti al fotografo, gli sposi non dovranno più dialogare direttamente con tutti i numerosi fornitori, ma avranno un unico punto di riferimento a cui rivolgersi. Questa figura può rivelarsi molto utile a chi non abbia tempo, voglia o capacità di organizzare uno dei giorni più importanti della propria vita. Si sa, infatti, che tutti sperano che il giorno del “si” si svolga senza imprevisti e nel miglior modo possibile.
Oltre alla gestione logistica, il Wedding Planner può poi suggerire spunti per la giornata, tanto da divenire un vero e proprio “regista”. Se amate i matrimoni e più in generale gli eventi, questo tipo di attività potrebbe fare al caso vostro. La conoscenza dell’inglese può poi rivelarsi importante per soddisfare le esigenze di clienti stranieri che si vogliano sposare in Italia.

Il Wedding Planner può agire come libero professionista, oppure può entrare a far parte di agenzie specializzate nell’organizzazione di eventi.

Ecco alcuni corsi per diventare Wedding Planner:
http://www.lafeniceeventi.it/Web/formazione.php
http://www.corsoweddingplanner.com/
http://www.corsoweddingplanner.biz/

lunedì 24 maggio 2010

Il colore dell’opportunità è VERDE

Secondo una ricerca dell’Isfol , l’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori è in aumento l’occupazione nel settore ambientale: la green economy sembra essere in grossa espansione anche in Italia.

L’ambiente, lo sviluppo sostenibile, le energie rinnovabili, le biotecnologie e tutte le professioni ad essi legate potrebbero dunque rappresentare un’ottima opportunità lavorativa per tutte le persone che, anche provenendo da altri settori, decidessero di cambiare e scegliessero di formarsi in tema ecologia.

Il settore Green sembra infatti riconoscere l’importanza di un percorso di studi professionale e qualificato, che fornisca competenze altamente specializzate.

Secondo i dati Isfol l’80% delle persone che frequentano un master ambientale trovano lavoro nel giro di sei mesi, consentendo al 58% di trovare un impiego in linea con gli studi.

Gli impiegati ambientali hanno infatti ora un livello di istruzione più elevato, possedendo un diploma o titolo di studio superiore nel 62,9% dei casi.

Il numero degli occupati nel settore, che ad oggi conta 370.000 addetti, è salito del 41% dal 1993 al 2008. Ed i corsi di formazione dedicati si sono moltiplicati: 300 sono stati i master a tematica ambientale tra il 2007-2008, e 2000 i corsi di enti pubblici e privati ai quali hanno partecipato almeno 55mila persone.

Ma secondo Isfol il mercato del lavoro ambientale ancora non troverebbe completamente tutte le professionalità ricercate. Le nuove figure professionali vanno dagli ingegneri ambientali, alla guida turistica ecologica, ai tecnici di impianti di energie rinnovabili.

I settori maggiormente importanti sono Turismo ecologico e difesa dell’ambiente, anche se rimangono stabili l’agro-forestale e quello dei rifiuti.

Questi settori sembrano poi valorizzare maggiormente l’impiego femminile, non solo perchè il 25,5% è composto da lavoratrici, ma anche perchè sono numericamente superiori agli uomini nel ricoprire posizioni di tipo impiegatizio di livello medio-alto.

Su questo sito potete trovare diverse proposte per corsi di formazione
Corsi ecologia
Corsi ambiente

giovedì 20 maggio 2010

Un lavoro impopolare?

Il nuovo film di George Clooney - “Tra le nuvole” – lo vedrà alle prese con un ruolo quanto mai attuale: il tagliatore di teste.

No, non stiamo parlando di strane usanze tribali, bensì di coloro che girano Europa ed America per conto delle multinazionali, con il compito di sedersi, guardarti negli occhi e dirti: “Forse avrà capito il motivo per cui è stato convocato oggi: purtroppo la compagnia ha deciso di terminare il rapporto di lavoro con lei. Può raccogliere le sue cose ed andarsene”.

Una rivista che tratta temi sociali e legati al mondo del lavoro definisce questo ruolo impopolare…
Voi cosa ne pensate? Se vi offrissero un lavoro di questo genere lo accettereste?

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