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lunedì 5 luglio 2010

Quanto è importante il Personal Network?


Fino a 50 anni fa all’interno di un’azienda, di qualsiasi dimensioni, esistevano due scelte ben precise: o eri un “high perfomer” (valido fabbricatore di oggetti o servizi) o investivi (qualcuno affermava: perdevi) tempo nel creare un network di conoscenze. Erano i tempi in cui il peso del prodotto era maggiore del peso del mercato, il prodotto influenzava il consumer, esisteva una limitata concorrenza, il mercato era ristretto anche territorialmente; non esisteva il concetto di valore del prodotto, che veniva venduto “nudo” senza servizi correlati.

Il concetto attuale e’ capovolto sia nel peso mercato/prodotto che all’interno dell’azienda: il network guida la performance ed ambedue determinano l’importanza (influence) di una persona nella sua azienda.
Il network e’ molto legato all’abilita’ di gestione del proprio tempo nell’organizzare agende/incontri, nell’abilita’ di cercare e creare canali comunicativi, nel tessere reti di conoscenza efficaci. I General Manager investono 50-60% del loro tempo nel creare network in vari modi.

Lasciamo l’ambito aziendale per proiettarci in quello personale: immaginiamo di cercare un lavoro e quindi dobbiamo costruire un network finalizzato alla ricerca del lavoro.
Chi e’ la prima persona a cui chiediamo aiuto? Chi e’ la persona che contattiamo per prima ? E’ una persona a noi vicina, con cui probabilmente si e’ costruito nel tempo un patto di amicizia o di stima. Sicuramente non contattiamo una persona che non vediamo dai tempi della scuola o da parecchi anni.
Le persone a noi vicine rappresentano un contatto di forte legame.

Nel costruire questo network e quindi nella necessita’ di ampliarlo, progressivamente “peschiamo” persone che non vediamo da tempo o che incontriamo gradualmente, ma che conosciamo poco , questi contatti sono definiti “deboli”.
E’ come se disegnassimo dei cerchi concentrici in qui quelli piu’ interni sono l’insieme delle persone di forte legame e gradualmente quelli esterni sono di debole legame.

Domanda: ma che risposta concreta otteniamo da questi “forti” legami ?
Gli esperti di sociologia scoprirono gia’ 20 anni fa che il successo nel trovare lavoro arrivava dai deboli legami piu’ che dai forti legami .
Perche? esistono secondo me alcune risposte :
- la persona piu’ facile da contattare e’ la meno esperta nella ricerca
- probabilmente ha gli stessi contatti che gia’ noi abbiamo e possiede le stesse informazioni
- legge dei numeri: nel tempo creo un maggior numero di deboli contatti che forti
- probabilmente la persona piu’ vicina ha timore nell’esporsi, nel crearti “bidoni” o false aspettative

La realta’ e’ che i forti legami , ma deboli come reattivita’, diventano dei ponti per creare tanti deboli legami, e’ il loro reale valore nel creare un personal network.

Ma come sviluppare un personal network?
La prima impulsiva risposta e’ cercare e trovare le persone, ma come conquistiamo l’attenzione di una persona che conosciamo poco o contattiamo attraverso un’altra persona a noi piu’ vicina? Interessi comuni, simpatia che puo’ evolversi in amicizia, tentativi di empatia, stima reciproca.
Non e’ sufficiente. Dobbiamo fare uno sforzo di mentalita’ e pensare ad una relazione che si deve evolvere in un scambio di relazioni, e’ come quando andiamo dal cliente e la prima cosa che ci poniamo e’ “qual e’ o quali sono i suoi bisogni “? Dobbiamo adottare lo stesso approccio mentale, occorre pensare ad una relazione di interscambio a due vie.
Dobbiamo quindi chiederci: Cosa e’ “unique” per la persona ? Cosa posso fare io per creargli interesse? E ovviamente lei come puo’ essere utile a me? mi aiuta nel cercare lavoro o mi crea un bridge ad altre persone?

Conclusione: quali sono i parametri che determinano un solido legame all’interno del mio network ?
- Stima
- Amicizia
- Empatia
- Interessi comuni (scuola, shopping, sport, hobby)
- Il concetto di reciprocita’: uno fa qualcosa per me ed io di conseguenza faccio qualcosa per lui , esiste quasi un obbligo deontologico, etico nel saldare un conto aperto.

Altro punto fondamentale nell’approccio e’ essere positivi, “smiling” : un atteggiamento troppo “ansioso” crea nell’interlocutore imbarazzo, paura nel dare illusioni e di essere troppo coinvolto. Il risultato e’ che si allontana da noi.
Altro concetto: il network non e’ da costruire, ma da coltivare. Occorre tempo, pazienza e spesso mentalmente e’ opportuno slegarlo dal suo scopo che, in questo caso, e’ trovare delle opportunita’ di lavoro. Deve diventare una prassi comportamentale, deve entrare nei nostri cromosomi di vita , di socializzazione, slegato dal suo vero scopo, altrimenti costruiamo un network con parecchia ansia e stress.
Per costruire un network utile alla propria carriera e al proprio business occorrono anni di pazienza e spirito di iniziativa.
Anche in questo caso si applica la legge 80/20: l'80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione, l’80% del fatturato lo faccio con il 20 % del portfolio clienti e quindi l’80% dei risultati lo faccio con il 20 % delle persone

Esiste un’etica nel crearci un personal network? No , solo un suggerimento pratico: non forzare un legame: non “paga” ne tempo.

Qual’e’ il valore di un network?
INTANGIBLE: un valore e’ ovviamente la somma delle risposte concrete alle nostre esigenze, in questo caso le opportunita’ di lavoro. Un altro valore puo’ essere le diversita’ culturali che incontriamo e che quindi diventano arricchimenti della nostra cultura sia in ambito competenze professionali che comportamentali.
Ognuno di noi gestisce una risorsa importante che difficilmente valorizziamo se non nel momento del bisogno, della necessità impellente: il medico amico che mi può dare un'indicazione precisa per uno specialista, il cuoco affermato per una ricetta unica o l'amico manager che ci suggerisce una lettura importante o un incontro interessante.
TANGIBILE : un socio puo’ presentarsi nello start up di una societa’ con la frase “non porto soldi, ma relazioni” .
Il Network porta del reddito e quindi puo’ essere definito un “total capital return” con un importanza sempre piu’ rilevante in un’azienda (dalla micro alla big company). E’ un capitale che puo’ aumentare tramite nuove relazioni, partnership e puo’ anche “diminuire” (partnership fallite..) .

Mi congedo alla fine una domanda “retorica”: “ma senza network dove posso arrivare?“

di Enrico Casartelli

giovedì 1 luglio 2010

Cool Hunter: alla ricerca della tendenza futura

Quali saranno le tendenze della prossima stagione? Cosa andrà di moda e cosa invece non piacerà? Per saperlo in anticipo aziende ed agenzie inviano in giro per il mondo i cosiddetti Cool Hunter.

Non necessariamente giovani, ma curiosi e capaci di anticipare i nuovi trend che emergono dalla strada, questi professionisti osservano e documentano le caratteristiche di un paese o di una città che hanno potenzialità per diventare emergenti a livello globale diventando moda. Grazie a questi osservatori aziende di design, comunicazione, distribuzione e cosmesi, possono capire se la strada verso la quale si stanno muovendo è quella giusta oppure no.
I Cool Hunter non agiscono poi solo nel settore moda, ma anche grandi gruppi internazionali, come Coca Cola ad esempio, se ne servono già da anni.

Come lavora il cool hunter?

Più che di capacità individuale, è meglio parlare di pratica del Cool Hunter. Il metodo prevede infatti che si raccolgano fotografie, oggettistica, volantini, programmi di mostre e concerti, che si frequentino teatri e gallerie, che si percorrano strade e locali alla ricerca di genuina creatività. Tipicamente si parte dal grande centro urbano per spostarsi verso la periferia: dai posti più noti e trendy verso quartieri secondari, locali, mercatini frequentati da diverse etnie, artisti, architetti e tutte quei “tipi” che hanno a che fare con l'arte e dai quali possono emergere nuove e interessanti tendenze. Ma, nonostante il metodo, servono in ogni caso curiosità, istinto e la conoscenza delle lingue.

I moderni mezzi di comunicazione rendono molto più semplice e veloce il reperimento di dati utili, anche stando comodamente a casa. Se pensate quindi che il vostro modo di agire sia già simile a quello del Cool Hunter e avete voglia di ricercare tendenze, ecco per voi alcuni siti di interesse:

Future Concept Lab
Polimoda
Fashion Work
Fashion Library
Domus Academy

lunedì 28 giugno 2010

Belli per sempre



Abbiamo parlato recentemente dell’andamento positivo del mercato cosmetico in Italia.

All’interno dei servizi ad esso legati c’è un mercato di nicchia, che forse pochi prendono in considerazione.

Si tratta di un particolare genere di make-up: quello dedicato ai defunti. Si, avete capito bene. Ci sono truccatrici dedicate a questi particolari clienti, che richiedono altrettanto particolari servigi. Certo, forse non è un mestiere per tutti, però a maggiori ragione potrebbe essere una via da approfondire.

Che ne dite? Superstiziosi anche in questo caso?

Parlando allora più in generale, ricordate che la figura del truccatore è interessante:
è in grado infatti di inserirsi in moderne strutture come hotel e spa, in ambienti nuovi e curati, attenti alle tendenze ed allo stile. Si possono seguire corsi di formazione professionali, che partono dalle basi e stimolano la personale creatività dei truccatori, per renderli veri e propri consulenti di immagine.

Per saperne di più potete visitare i seguenti siti:
Accademia del cinema
Beauty Academy
FashionUptoDate
ASMakeup

giovedì 24 giugno 2010

Netclipper: in Italia da 10 anni ma… voi li conoscete?



In Italia da ormai 10 anni, la figura del Netclipper richiede curiosità, dimestichezza con tutti gli aspetti di Internet e conoscenza della lingua inglese, che ormai è quella del Web.

Il Netclipper infatti è colui che naviga su Internet per scoprire "che cosa si dice" di un'azienda o di un marchio, ed ottenere una mappa di come e dove appaiono in rete i riferimenti riguardanti le aziende clienti.

Se siete appassionati del Web e siete capaci di trovare qualsiasi cosa si dica in rete relativamente ad un’azienda, ad un marchio o ad un ente sfruttando ogni nuovo mezzo di comunicazione, questo mestiere potrebbe fare al caso vostro. Le fonti di informazione da utilizzare vanno dalle testate giornalistiche tradizionali (cartacee e web), fino ai new media come blog, forum, newsletter etc, per disegnare quella che è detta la “Web reputation” del marchio.

Ma per chi lavorano i Netclipper? A chi rivolgersi per candidarsi a questo ruolo?

Il Netclipper ha assunto sempre più rilievo col crescere della diffusione delle notizie sul Web a scapito della carta stampata. Il loro lavoro è molto utile anche per conoscere in anticipo l’azienda con cui si dovranno instaurare rapporti di lavoro, per conoscerne la reputazione.

Sono quindi interessati a questa figura gli uffici comunicazione, gli uffici marketing di medie e grandi Internet company, le aziende quotate in Borsa così come i grandi gruppi editoriali orientati alla rete.

A questi clienti il Netclipper fornirà (anche tramite newsletter) report dettagliati, che descrivano tutto ciò che è stato trovato on line. Sulla base dei risultati ottenuti, l’azienda potrà orientare la propria politica di marketing per evidenziare i propri punti di forza e ridurre le debolezze del marchio.

Pare che non ci sia una scuola specifica per diventare Netclipper, anche perché ogni NetClipping-House produce i propri software internamente, con caratteristiche e modalità di gestione.

Possono essere utili però un corso di Web-Surfing e la conoscenza delle dinamiche di Web marketing.

lunedì 21 giugno 2010

Attuario: una professione semi sconosciuta ma molto ricercata


Riconosciuta dallo Stato, che ne disciplina due distinte professioni (Junior e non), quella dell’attuario è una figura forse non molto conosciuta, ma in realtà molto utile e richiesta.

L’attuario è colui che effettua valutazioni e calcoli per conto di assicurazioni ed enti pubblici previdenziali, mirati alla valutazione della probabilità che l’evento assicurato si verifichi, permettendo di determinare l’importo minimo da far pagare agli assicurati.

Attività tipiche dell’attuario sono dunque l’elaborazione di metodologie per il calcolo dei premi assicurativi e delle riserve, il monitoraggio e la stima a intervalli periodici della congruità e dell’andamento delle riserve e delle prestazioni (in modo che la compagnia di assicurazioni non si trovi a pagare agli assicurati di più di quanto riscuote in premi) e la preparazione di relazioni illustrative delle proprie valutazioni.

Può diventare attuario chi è in possesso di una laurea in Finanza, Statistica demografica e sociale, Statistica economica, Finanziaria e Attuariale, Statistica per la ricerca sperimentale e Scienze statistiche ed abbia superato l’esame di stato per l’iscrizione all’albo. Con la sola laurea in matematica non è possibile l’iscrizione all’albo, ma è possibile lavorare in una compagnia di assicurazione in qualità di attuario.

Ecco il SITO dell'ORDINE NAZIONALE DEGLI ATTUARI

giovedì 17 giugno 2010

Un franchising al limone


Lanciato nel 2004, il franchising Lemonbar conta oggi 60 affiliati e 2 punti vendita diretti.

Per chi non ci si fosse mai imbattuto, il Lemonbar è un chiosco mobile giallo, a forma appunto di limone, che serve per preparare e servire bevande a base di succo di limone ed altra frutta fresca.

In previsione dell’estate, potreste aver voglia di dedicarvi ad una attività in proprio semplice da gestire.

Si tratta di un’attività artigianale, in franchising, che non richiede requisiti professionali o licenza commerciale.

L’investimento economico iniziale è di 15.000 euro, per un contratto di 3 anni.

I margini di guadagno sembrano interessanti: se pensiamo infatti alla classica bevanda a base di acqua e succo, il costo di produzione sarà di circa 10 centesimi (compresa cannuccia e bicchiere), per un prezzo di vendita di minimo un euro. E’ previsto un corso di formazione per tutti gli affiliati e non è richiesta nessuna esperienza precedente. La gestione del punto vendita è molto semplice e veloce: in pochi minuti si toglie il carrello che serve per trasportare il chiosco, che si trasforma in postazione fissa. Al termine della giornata di lavoro, in pochi istanti il chiosco si pulisce e si chiude.

Nel contratto è compresa un’assistenza tecnica in caso di bisogno. Il Lemonbar viene consegnato con autorizzazione sanitaria per svolgere l’attività in forma mobile su tutto il territorio nazionale. Il contratto è approvato da Assofranchising.


Per maggiori informazioni

lunedì 14 giugno 2010

“Tutto Fare” in affitto… perché no?


Foto by aldoaldoz

“Caro, stamattina si è rotta la tapparella e ieri sera il cane ha rovinato le carote nell’orto. Ah! A proposito, domenica ho invitato a pranzo i miei, quindi bisogna tagliare l’erba in giardino e riparare il rubinetto del bagno… Mi raccomando, non dimenticartene come al solito!”.

Se tutto ciò vi suona familiare, potreste aver bisogno di un “tuttofare in affitto”.

Forse più diffuso in provincia o in campagna, dove si trovano più artigiani, l’attività di “tuttofare” può essere uno spunto anche per noi cittadini, per riflettere e cercare di capire se potremmo sfruttare qualche nostra particolare abilità.

Esiste una cosa in cui siete davvero bravi?
Avete un hobby che in realtà potrebbe essere di utilità anche ai vicini?

Non sottovalutate i semplici lavori manuali se vi trovate nella situazione di dover reinventarvi.
E se non sapete “fare tutto”, beh, “qualcosa” potrebbe bastare!

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