lunedì 7 giugno 2010

Da dipendente a imprenditore di se stesso - di Enrico Casartelli

Vi vorrei raccontare cosa capita ad un povero “umano” che all’eta’ di 48 anni si trova in pochi giorni a tramutarsi da dipendente di un’azienda multinazionale a libero professionista o meglio imprenditore di se stesso.
La prima domanda che ovviamente ti chiedi e’ “cosa sai fare ?”, risposta netta e decisa “niente”: eri troppo all’interno di un meccanismo per pensare al tuo personale know-how, per pensare a concretizzare quello che sai o saresti in grado di fare.
Allora, se sei fortunato come me cioe’ con l’aiuto in un esperto, inizi a razionalizzare le tue competenze, i tuoi risultati, i tuoi punti di forza e di debolezza, gli obiettivi che ti poni , il settore di mercato ecc ecc , definisci un business plan, un curriculum, una lettera di marketing ed infine ti offri al mercato e qui “arriva il bello” : come ti affacci al mercato a 50 anni di eta’? L’esperto amico non ti puo’ piu’ aiutare se non nell’indicarti i canali di ricerca lavoro… allora ti viene l’ansia di un completamento isolamento e ti accorgi di tante cose.
La prima e la piu’ lampante: ti accorgi che per rintegrarti nel mondo del lavoro, le tue competenze ed il tuo CV valgono poco, l’arma vincente e’ avere un buon network, in altre parole una rete di conoscenze.

Inizi da li’ con la pazienza di una persona che come me nel passato aveva curato poco quest’aspetto. Scopri dopo poche settimane una “strana cosa”, ne parlavo con un mio collega ed esistono corsi Harvard Business School che lo avvale: hai poca risposta (tecnicamente “low redemption”) dalla rete di primo livello (cioe’ gli amici piu’ intimi, gli ex colleghi, ..), ottieni piu’ successo dai livelli successivi (conoscenze create dal primo livello o occasionali). Non si sa il perche’, forse la paura degli amici piu’ vicini di esporsi, di creare illusioni. Resta il fatto che il network che hai si rileva dopo pochi giorni modesto, devi aumentare la fetta di imprenditore che hai e devi capire due cose.

La prima: come ampliarlo? E qui, come dico nei miei corsi, devi agganciare piu’ persone possibili : “dal Rotary alla Parrocchia”, dalla persona piu’ imprevista o quella a cui hai dato meno credito ti arriva il colpo di fortuna, cavi poco o niente da quella che ti aspettavi tanto (legge precedente dei livelli della rete). Attenzione al WEB 2.0 (linkedin ..) : sta diventando uno strumento di comunicazione sempre piu’ efficace anche nel mondo del lavoro!


La seconda: non sei tu che ti poni al mercato, ma e’ il mercato che si pone a te e quindi devi adattare le tue competenze a quello che ti chiede il mercato, in concreto tra le competenze che possiedi devi essere in grado di accelerare quelle piu’ richieste e mettere nel cassetto quelle non richieste. L’esperto dice che tramite il tuo CV un ‘azienda puo’ scoprire una posizione “sommersa”, a cui non aveva mai pensato .. mah. Un mio amico si e’ certificato in codici etici aziendali... e’ “fermo” li’!!
Credo che ci sia un aspetto indispensabile: avere passione per un’idea , nel mio caso la docenza di corsi, crederci ed esplorala con determinazione ed avere la flessibilita’ di ampliare o ridurre argomenti seguendo le esigenze del mercato, o scoprire nuove nicchie...
Investire sulla propria reputazione: il cliente si accorge subito se non hai professionalita’, se non hai competenza sull’argomento che stai discutendo, massima trasparenza, solo cosi’ puo’ crearsi una fidelizzazione del cliente. Occorre essere coscienti che anche il proprio stile di vita incide sulla percezione del cliente.
Purtroppo il mondo della consulenza e’ pieno di bravi venditori del niente., “paga” nel breve tempo , fallisce nel lungo.
Ma psicologicamente come reagisci? Ci sono tantissimi aspetti che si intrecciano repentinamente.
Hai lo shock della rana buttata nella pentola bollente. “Se una rana viene messa in una pentola di acqua bollente, farà un velocissimo balzo per saltarne fuori. Se la rana viene messa in una pentola di acqua a temperatura ambiente, invece, non farà un piega. E se quest’acqua verrà scaldata, piano piano fino all’ebollizione, la rana finirà bollita senza che se ne accorga o, quando se ne accorgerà, sarà troppo tardi”.
Prima di tutto passi dal trauma di una copertura finanziaria aziendale ad una copertura finanziaria personale, cioe’ niente: e’ come l’impiegato che al mattino apre la porta dell’ufficio ed entrano i soldi e tu che entri (sempre al mattino) nella porta di casa tua (tuo nuovo ufficio) ed escono i soldi. Questa non e’ una battuta, e’ la sintesi di una profonda diversita’ di approccio alla vita lavorativa e la base di quella organizzativa mutando radicalmente i tuoi comportamenti. Cio’ che prima era sicuro o quasi ora diventa instabile, precario, i piu’ ottimisti dicono flessibile.
Ti senti prima un senso di impotenza fantozziana, poi quando cominci a guadagnare ti rimane l’affanno perche’ ti devi sempre creare il business e se non spingi, tecnicamente “pushing”, non arrivi alla seconda settimana. Scherzi a parte ti arriva veramente l’ansia di cercare nuove opportunita’: e’ il bello dell’imprenditore, ma e’ anche il brutto.
Nei corsi di gestione aziendale dico che devi essere abile e capace di dire dei no, nella realta MAI dire no. Guai a dimenticare a casa il cellulare: ti puo’ arrivare una richiesta di corsi, di una consulenza e se non rispondi? da una piccola opportunita’ ne possono nascere altre, diventi phone e email dipendente.
Altro aspetto: una persona che come me e’ abituata a lavorare in team ed ha una forte propensione al lavoro di gruppo, si trova “isolata”, e’ una sensazione non bella. Anche se inserito in societa’ di consulenza ti accorgi che il concetto di team work, anche se ben insegnato, non viene assolutamente rispettato. Puoi confrontarti con qualche amico, ma questo giustamente ha sempre meno tempo e ti dedica poco tempo... ha gia’ i suoi problemi, pero’ ti manca un’opinione che ti dica se stai andando nella giusta strada, un suggerimento… e’ come (vedi anche il newtork personale) se tu cerchi di aprirti al mondo a 360 gradi e ti trovi una chiusura a 720 gradi; la matematica non e’ il mio forte, ma il concetto e’ questo!
Vediamo ora gli aspetti positivi: sicuramente un’accelerazione di skill, sei costretto, e lo fai con molto piacere se hai passione per le tue idee e passione per il business, ad acquisire nuove conoscenze. In azienda avevo pochi spazi di crescita anche se ogni tre quattro anni cercavo di cambiare posizioni, l’autonomia spinge sicuramente ad ampliare il know how ed in fretta!
Sei come un’azienda che disegna il proprio Go To Market, i propri canali di comunicazione, i suoi lati deboli e forti, la strategia a breve e medio termine, i rischi. L’imprenditore è una persona che rischia e che è consapevole che le sue scelte potranno, in futuro, non essere più in linea con i bisogni del mercato; infatti i gusti dei consumatori cambiano molto velocemente, come molto velocemente cambiano le condizioni che danno successo ad una impresa.

Ti accorgi di due approcci diversi tra il passato ed i presente: l’impiegato tende a semplificare il lavoro per raggiungere velocemente e bene i risultati, il professionista deve cogliere la complessita’ per gestirla e trovarne la soluzione.
Non hai piu’ il concetto di orario: alterni periodi “morti” in cui prevale l’ansia con periodi “pieni” in cui lavori al sabato e la domenica e ti viene lo stress: sicuramente MEGLIO lo stress dell’ansia!!
Una maggiore rete di conoscenze, l’azienda ti rallenta, l’autonomia ti accelera nel sociale, scopri anche nuove formule di comunicazione, ripeto: attenzione al web 2.0!! Sta diventando sempre piu’ “forte, incisivo e veloce”!!
Maggiori gradi di liberta’ e maggiore autonomia: l’azienda spesso ti schiaccia con i suoi standard, i suoi vincoli, qui invece decidi tu la tua prassi comportamentale (nel bene e nel male) e gestisci con piu’ liberta’ il tuo tempo.

Autodisciplina: l’impiegato deve motivarsi per lavorare, il libero professionista deve motivarsi per smettere di farlo se non vuole correre il rischio di “vivere per lavorare” e non viceversa.
Conclusione: e’ meglio fare l’autonomo o il dipendente? Non esiste una risposta: dipende dalla persona, dalla propria capacita’ imprenditoriale e di gestione del rischio, dal mercato (attenzione: e’ sempre lui che comanda nonostante gli sforzi personali!!) e dalla fortuna del momento (indispensabile!!).

Profilo di Enrico Casartelli:


Enrico e’ stato in IBM per 23 anni dove ha ricoperto vari ruoli manageriali e commerciali nell’area dei servizi ICT e della formazione. Da cinque anni è libero professionista: alterna coordinamento di progetti formativi per la Regione Lombardia ad attivita’ commerciali e di docenza di corsi di Leadership, TeamWork , Vendite, Project e Risk Management.
Hobby per le auto da rally e d’epoca, gestisce un’officina “privata” e da qualche anno e’ cronometrista in manifestazioni del Coni e nei rallye.

1 commento:

  1. Ciao Enrico.
    Ti ringrazio per l'articolo che fa nascere una serie di profonde riflessioni. Non ci si pensa mai immersi come siamo nello stress della vita moderna ma quanto accaduto a te potrebbe succedere ad ognuno di noi.
    E chi meglio di me, cinquantenne come te, può capire lo stato d'animo ed il dramma che si è venuto a creare. Complimenti comunque per la forza di volontà e grazie degli spunti preziosi.
    In bocca al lupo. Riccardo.

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