martedì 28 dicembre 2010

OSA anche tu!

Foto di narice28


La figura dell’OSA (Operatore Socio Assistenziale) oltre a svolgere un ruolo importante dal punto di vista sociale, risulta ancora oggi molto ricercata nel mondo del lavoro.


L’OSA può avere diverse specializzazioni: può infatti dedicarsi all’assistenza ad anziani, minori, a coloro che hanno dipendenze oppure ai disabili.

L'Operatore Socio Assistenziale per l'infanzia si occupa di bambini che abbiano difficoltà di sviluppo o apprendimento non gravi, con problemi di comportamento o socializzazione, oppure provenienti da famiglie con situazioni difficili o di disagio sociale.

Il compito di supporto dell’OSA all’utente è complesso. Non si tratta infatti solo di fornire un aiuto fisico per la cura della persona, per l’assunzione dei pasti, la cura dell’alloggio e dell’ambiente in cui si vive. Non consiste nemmeno unicamente nello svolgere compiti elementari di cura medica o primo soccorso.

Ricoprire il ruolo di OSA significa affiancarsi all’assistito per permettergli di socializzare, di integrarsi socialmente non solo all’interno di istituzioni che si occupano di minori, ma anche all’interno della propria famiglia.

L’OSA è in grado gestire le attività ricreative o culturali organizzate dalla struttura in collaborazione con gli altri operatori, si relaziona con le famiglie degli assistiti e con la realtà sociale in cui vivono.

Gli Operatori Socio Assistenziali dedicati all’infanzia possono infatti trovare lavoro in asili nido o scuole materne ed elementari, case famiglia o centri d’accoglienza per minori, comunità alloggio, centri per l’affido, centri estivi e vari servizi comunali per l’infanzia.

Diversamente, l’OSA può decidere di dedicarsi a soggetti con dipendenze, che abbiano cioè problemi con sostanze stupefacenti, alcool o che si stiano disintossicando. Si tratta in questo caso di persone non autosufficienti a causa della dipendenza. Le mansioni dell’Osa saranno sostanzialmente quelle già elencate, con una maggiore attenzione però alle attività finalizzate al recupero ed alla rieducazione.

Gli Operatori Socio Assistenziali trovano collocazione all’interno di comunità terapeutiche, associazioni e centri di volontariato e di accoglienza, oltre che presso ospedali e USL che forniscono servizi ai tossicodipendenti.

Oltre a minori e soggetti con dipendenze, soggetti che richiedono un’assistenza particolare sono i disabili. Con questo termine comprendiamo sia disabilità fisiche che mentali, che necessitino di supporto nella attività di tutti i giorni, nella riabilitazione, oltre che nei momenti di socializzazione ed integrazione.

In questo caso, gli sbocchi possono essere presso CEOD (Centri Educativi Occupazionali Diurni), cooperative sociali o associazioni di volontariato, centri di riabilitazione o di soggiorno estivo per portatori di handicap.

In tema turismo, esiste anche la figura dell’Assistente Turistico per Disabili, che ha il compito di accompagnare e sostenere durante viaggi e vacanze persone con disabilità.

Questa figura può non solo lavorare presso alberghi e campeggi, ma anche collaborare con agenzie turistiche e tour operator, impegnandosi in colonie estive, centri termali, villaggi turistici e stabilimenti balneari.

Ci sono numerosi corsi che permettono di acquisire tutte le conoscenze necessarie per ricoprire questi ruoli. In genere tutti richiedono un periodo di tirocinio. Ve ne segnaliamo alcuni:

Istituto Cortivo

Professione assistenza

Operatore sociale

martedì 21 dicembre 2010

Anche il Natale è un lavoro



Il Natale rappresenta senza dubbio uno dei periodi dell’anno più importanti per i negozianti e per la GDO: regali piccoli o grandi che siano, di generi anche diversissimi, vengono acquistati per amici e parenti nelle settimane fra Dicembre e Gennaio. Nonostante la crisi economica ed il fatto che molti di noi attendano con impazienza i saldi, gli esercizi commerciali si attrezzano per l’occasione con personale dedicato. I ruoli che nascono quindi durante queste festività sono diversi ed adatti ad età differenti.


Coloro che non siano più tanto giovani possono candidarsi per animare impersonando Babbo Natale o la Befana per singoli negozi, grandi magazzini o centri commerciali. Tanti bambini infatti amano farsi fotografare con i protagonisti del Natale.

Per chi sia poi automunito, oltre al travestimento ed alle foto, può essere una buona idea candidarsi per la consegna dei doni a domicilio, per la felicità di grandi e piccini.

Anche il solo servizio di consegna, senza travestimento, può servire a negozi che debbano recapitare ceste o regali particolari e delicati.

Tanti negozi cercano poi persone che aiutino ad impacchettare al momento gli acquisti natalizi o promotori che propongano i prodotti del momento.

Durante i giorni di festa, poi, le baby sitter o le tate potranno avere molto da fare: permetteranno ai genitori di partecipare a ricevimenti, cene benaugurali e brindisi senza pensieri.

Chi di voi, poi, andrà in vacanza sulla neve? Le località sciistiche saranno meta di tanti italiani pronti a seguire maestri di sci sulle piste ed animatori durante cenoni di vario genere.

Qualunque sarà il vostro ruolo durante queste feste, vi auguriamo di trascorrere un Natale sereno in famiglia e che il 2011 porti novità positive e soprattutto... lavoro!

martedì 14 dicembre 2010

Se amate architettura e giardinaggio, seguite un corso per GARDEN DESIGNER

foto by luca.candini

Vi piacerebbe imparare come trasformare un semplice giardino in un vero e proprio spazio di design? Il Garden Designer è il professionista che progetta e costruisce uno spazio verde per creare ambientazioni su misura. Accostamenti cromatici e di materiali, composizione formale e floreale, design di oggetti ed accessori, rapporto tra pieni e vuoti sono solo alcuni degli elementi che entrano in gioco in questo mestiere davvero creativo. Creativo si, ma anche molto pratico, dal momento che necessita di una visione estetica e richiede una minima conoscenza dell’uso del personal computer.

I corsi disponibili prevedono infatti diversi moduli che spiegano gli aspetti botanici della materia, per poi approfondire aspetti quali l’illuminazione, i colori oppure l’illustrazione del progetto.

Il Garden Designer potrà trovare collocazione presso vivai, garden, studi di architettura, oppure potrà operare come libero professionista.

CORSI:
- Ipsocunsulting
- Europaconcorsi
- Corsi in città
- CSPresourcing

venerdì 10 dicembre 2010

Un nuovo mestiere: il mediatore sociale

foto by p_medved


Coloro che abbiano una formazione in Psicologia, Scienze della Formazione, Scienze dei servizi sociali, Giurisprudenza, Medicina, Lettere e filosofia, Sociologia; oppure figure come insegnanti o dirigenti scolastici, hanno la possibilità di specializzarsi per diventare mediatori sociali.

Se l’ambito della conflittualità non vi spaventa, è possibile approfondire e ricevere una gamma di conoscenze e tecniche per la risoluzione positiva del conflitto sia nell'ambito familiare sia in quello sociale.

Ci sono diversi corsi di formazione disponibili, che hanno l'obiettivo di preparare una figura professionale capace di offrire le proprie competenze in attività di consulenza: affiancando ad esempio gli avvocati, è possibile esercitare la propria professione di mediatore in materia civile e commerciale.

Il conciliatore è infatti una figura specializzata, che rimane imparziale e neutrale, in grado di gestire con successo il contenzioso attraverso le più moderne tecniche di negoziazione. Facilita l’accordo tra le parti orientandole verso la soluzione migliore.

Il mediatore sociale può lavorare autonomamente o in collaborazione con studi di avvocati, di psicologi o con tribunali. I contesti più tipici all’interno dei quali questa figura può trovare una collocazione sono la pubblica amministrazione (anagrafe, uffici di relazione con il pubblico, centri per l'impiego, uffici speciali per l'immigrazione), il settore socio-sanitario (ospedali, consultori, servizi di informazione socio-sanitaria, servizi di prevenzione e riduzione del danno); la pubblica sicurezza (uffici stranieri delle Questure, Commissariati, Centri di accoglienza temporanea); i servizi per l'integrazione (integrazione socio-culturale, mediazione abitativa, corsi per l'apprendimento della lingua, servizi per l'integrazione tra "autoctoni" e immigrati; scuola); le strutture socio-assistenziali pubbliche e private (centri di prima accoglienza, servizi di sostegno extracarcerari, istituti per minori).

Corsi di formazione specifici per la conciliazione civile, permettono invece di preparasi per collaborazioni prestigiose come quelle con il Ministero della Giustizia, le Camere di Commercio, Associazioni di categoria e Sindacati. Esistono poi Camere di Conciliazione in ambito Bancario o studi professionali che possono essere interessati alla figura, oltre a multinazionali e holding che abbiano uffici speciali al proprio interno.


Vi segnaliamo:
- IPSOA
- Conciliatori
- Mediatori Conciliatori

lunedì 29 novembre 2010

Il mondo invecchia? Assistiamolo.


Già da molto tempo si parla dell’invecchiamento della popolazione italiana. Chi, però, ha realmente pensato di entrate in questo campo per farne una professione? Tutti possono infatti intraprendere il lavoro di “assistente agli anziani”, senza alcun limite di età e senza che venga richiesto alcun titolo di studio.

Ci sono vari corsi di formazione che permettono di acquisire un preciso profilo professionale, in modo da presentarsi preparati: servono infatti conoscenze sugli aspetti fondamentali della cura dell’anziano e/o del malato, dei comportamenti etici da seguire e della responsabilità del proprio ruolo rispetto all’anziano e/o malato.

E’ importante avere una buona conoscenza delle problematiche relative alla senilità, non solo per poter interfacciarsi meglio con l’assistito, ma anche per essere davvero in grado di gestire la situazione. Pensiamo all’igiene personale, alla capacità di individuare malattie e di segnalarle, all’igiene ed alla gestione della casa e delle spese, del tempo libero, piuttosto che alla più complessa assistenza ai portatori di handicap, alla capacità di adottare i comportamenti giusti in caso di emergenza.

Parte importante di questo mestiere consiste anche nello sviluppo della socializzazione dell’anziano, accompagnandolo o aiutandolo ad intrattenere contatti con il quartiere o con i centri presenti sul territorio di riferimento.

Ecco dove trovare corsi per specializzarvi in questo campo.

lunedì 22 novembre 2010

Intervista a Gianluca Gaiardoni



Oggi parliamo con Gianluca Gaiardoni, che ha cambiato diversi ruoli e settori.

Ciao Gianluca, grazie per il tempo che ci dedichi.
Puoi dirci quanti anni hai ed il tuo livello di istruzione?

Buongiorno a tutti, ho 33 anni e dopo l’istituto tecnico mi sono specializzato in informatica.

Ci dicevi di avere diverse esperienza di lavoro e di aver dovuto affrontare momenti difficili come la cassa integrazione…

Si, dopo gli studi ho lavorato in varie aziende e mi sono ritrovato anche nella difficile situazione della cassa integrazione. E’ stata dura. Facevo fatica ad arrivare a fine mese.

Come sei riuscito a superare il momento? Cosa è successo?

Fortunatamente ho trovato un nuovo impiego presso l’azienda per cui lavoro tuttora. Mi sono dato da fare, non ho mollato ed ho cercato opportunità di lavoro usando i più noti portali che pubblicano ricerche. Ho utilizzato anche i social network come Linkedin. Alla fine ho trovato lavoro rispondendo ad un annuncio.

Quali cambiamenti hai dovuto affrontare?

Ho dovuto cambiare sia ruolo che settore. Prima lavoravo nell’abbigliamento, mentre ora opero nell’ambito degli strumenti musicali. Prima ero in una multinazionale, dove fornivo assistenza a 80 centri. Ora invece opero in un’azienda più piccola e mi occupo di dati e statistiche all’interno del CED.

Quanto è stato difficile cambiare?

Abbastanza: bisogna prendere dimestichezza con quello che tratta l’azienda. Sono un musicista autodidatta, ma lavorare in un settore non è come essere appassionati del genere. Bisogna capire bene il business aziendale, i prodotti ed i prezzi.
Inoltre sono arrivato nel momento in cui c’è stato un cambio nei sistemi informativi aziendali, nel gestionale, quindi ho dovuto imparare ad utilizzare nuovi strumenti informatici.

Ti piace il tuo nuovo lavoro?

Il settore è interessante. Ma avrei preferito continuare con quello che facevo prima. Mi sono adattato.

In quanti settori hai lavorato?

In effetti ho fatto diverse cose, dal bidello delle scuole medie allo spedizioniere, passando attraverso diverse multinazionali. I settori in cui ho lavorato sono stati quelli degli accessori per computer, dell’abbigliamento e della musica.
E’ molto importante essere flessibili e disposti ad imparare ed a mettersi in gioco.

Tante cose in effetti… Cambiare ti piace?

Cerco di utilizzare gli insegnamenti e l’esperienza che mi faccio in ogni ruolo ed in ogni settore. L’intento di questi cambiamenti, al di là della situazione di crisi in cui mi sono trovato, è sempre stato quello di migliorare non solo la mia situazione economica, ma soprattutto l’ambiente lavorativo. Per me l’ambiente conta molto, forse più dei guadagni. Mi sono trovato in una situazione in cui il management aziendale non era sereno, c’era molta tensione, e da lì a poco anche i rapporti tra colleghi si sono inaspriti. Questa situazione mi ha costretto a cercarmi un lavoro diverso.
Non è stato facile prendere la decisione di cercare e cambiare. Come si dice “si sa cosa lasci ma non quel che trovi”. Impari veramente come è un’azienda solo quando sei dentro.

Hai mai preso in considerazione il lavoro autonomo?

Si, ne abbiamo parlato con amici, ma alla fine non è così facile. Avevamo pensato di prendere un’attività già avviata, ma non c’è mai garanzia sufficiente. Anche se l’attività è già funzionante, devi funzionare tu come gestore d’impresa. Siamo sempre stati frenati dal dubbio di fare il passo più lungo della gamba. Anche il necessario e consistente investimento iniziale ci ha bloccato.

Quali attività avreste voluto intraprendere?

Ci eravamo informati per aprire un negozio di assistenza per pc o per attività più classiche come un’edicola o un negozio di giocattoli.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi cerca lavoro, a chi cerca di ricominciare?

Di cercare di adattarsi. Io ho cercato di farlo. Di non aver paura di rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani. Bisogna cercare e cercare. I motori di ricerca ed i portali che pubblicano annunci sono utili, bisogna rispondere agli annunci di lavoro.

Gianluca grazie per questa intervista, che racconta una storia positiva. Ti auguriamo di poter proseguire su questa strada o di poter cambiare ma nella direzione che preferisci.

Anche voi potreste raccontarci la vostra storia. Aspettiamo volontari!


Scriveteci a blog.hrservicesnet@gmail.com

lunedì 15 novembre 2010

Intervista a Simona Manetti: I consigli di una donna super sprint over 40


Simona Manetti nasce come laureata in filosofia con l’idea di fare la psicologa. Un sogno che in realtà non realizza: dovendo lavorare, finisce infatti in una piccola società di pubblicità, dove impara il mestiere ma capisce che l’informatica e le richieste specializzazioni non fanno per lei.

Dopo importanti esperienze nella ricerca e selezione del personale presso agenzie, si rende conto che non è possibile fare consulenza senza prima aver lavorato in azienda. Comincia quindi le proprie esperienze presso aziende food di primaria importanza, dapprima a tempo determinato, poi con una vera e propria assunzione.

Scopre che anche all’interno di ambienti molto competitivi come le multinazionali è possibile lavorare in team ad in sintonia con persone che ricoprono ruoli simili.

Le viene data la possibilità di sviluppare progetti internazionali, di mettere in piedi una vera e propria “university aziendale” per cui comincia a viaggiare in tutta Europa.

Da lì il passo alla collaborazione con università è stato breve. Lavora quindi in Bocconi, dapprima su un progetto per lo studio di un modello per l’orientamento degli studenti universitari al momento dell’uscita, poi per lo sviluppo internazionale del brand universitario.

Desiderosa di cambiare rotta, torna alla passione originale, che riesce a declinare con la propria esperienza presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano: il modello di education applicato prevedeva infatti che il medico dovesse essere anche uno psicologo, che si studiassero quindi non solo medicina, ma anche psicologia e filosofia.

Dopo queste importanti esperienze, decide di fuggire dalle burocrazie e dalle lotte di potere interne che frenano l’iniziativa e di mettersi in proprio. Riprende tutto in mano e si da alla consulenza. Decide di focalizzarsi sul talento e sul problema del mobbing.

Oggi la incontriamo.

Buongiorno sig.ra Manetti, è un piacere parlare con lei, grazie del tempo che ci dedica.
Buongiorno e grazie a voi!

Di che cosa si sta occupando ora?
Continuo nella mia attività di consulente come HR manager, mi rivolgo in particolare ai giovani e svolgo ricerca e selezione del personale.
Nel tempo libero faccio la docente e sono un’appassionata di cani, comunicazione non verbale e cross cultural management.

Ci diceva di essersi messa in proprio a partire da metà 2008.
E’soddisfatta economicamente?
Come per tutti questo non è un ottimo momento. Fortunatamente ho lavorato tanto prima, per cui ci si domanda se realmente serva un reddito così alto o se ci si possa permettere di guardare alla qualità della vita, rinunciando ad entrate maggiori per guadagnare in salute.
Oggi guadagno meno, è innegabile, ma non mi serve molto di più.
Se il delta è tale per cui lo stress è troppo, allora tanto vale cambiare.
Lavorare all’interno di un’azienda da sicurezza e soldi, ma cosa ti chiede in cambio?
A 46 anni avrei potuto ricollocarmi in azienda o università, ma costo tanto e non sono “facile da gestire”. La testa vale l’idea.
Un 33enne è giovane, deve farsi esperienza, ma quando si è più adulti non sono certa che ne valga la pena.
Non ha nemmeno senso venire assunto senza che ci sia un progetto reale sulla persona, un budget adeguato per realizzare progetti di livello.
Non bisogna entrare in azienda in modo indefinito. Si deve capire bene che cosa si andrà a fare e con chi si lavorerà.

Guardando alla sua attività, lei ha scelto di focalizzarsi.
Consiglia quindi di specializzarsi o di fare di tutto un po’?
Mentre quando lavoravo in azienda non c’era molta inventiva, in università mi è capitato di realizzare tanti progetti che richiedevano l’ideazione del concept stesso.
Un problema nel piazzare gli studenti oggi, sta proprio nel grado di sviluppo della loro creatività.
Guardando alla mi esperienza quindi, fare tante cose diverse è servito per stimolare la mia creatività e per permettermi di imparare.
Fermandomi ed analizzando il mio percorso ne ho però identificato il filo conduttore, che è la persona, ed ho quindi deciso di dedicarmi a quello.
Ho capito che non avrei potuto ad esempio fare marketing, perchè mi interessano le persone e la comunicazione, non i prodotti o i servizi aziendali.
Certo, non è semplice portare avanti le proprie passioni, parlo di talenti in tempi in cui le aziende chiudono…
Il trucco però consiste nel non dare tutto per scontato. Non va tutto male.
L’età ti da la capacità di negoziare, un’esperienza forte, il disincanto che aiuta.
Se a 40 anni si sceglie qualcosa lo si fa per passione. E’ diverso rispetto ai giovani che devono cominciare e fare assolutamente esperienza.

Come si propone oggi alle aziende?
Se l’azienda mi conosce allora mi chiama come possibile consulente che arriva e sistema. Ma in effetti il problema della selezione aziendale esiste: oggi le selezioni sono in mano a ragazzi giovani, che in un contesto di posizioni liquide non hanno idea di chi io sia e che esperienze abbia fatto.

Come suggerisce di scrivere il CV?
Bisogna mirare al settore dell’azienda ed il più possibile all’interlocutore.

Quanto crede che ci sia il rischio di essere identificati con l’ultimo ruolo ricoperto?
C’è il rischio assolutamente. A 40 anni è molto più difficile fare capire il proprio CV. Chi fa recruiting di massa non lo guarda in realtà. La via alternativa consigliata è scrivere diversi CV, con approcci diversi a seconda del settore a cui ci si rivolge o cambiare obiettivo.

Lei che si occupa di selezione, in quanto tempo direbbe che ci si possa ricollocare oggi?
Come dirigente direi o subito o mai. Bisogna sempre adattarsi. In tutto, non solo nel lavoro. Un amico titolare di una società di HeadHunting ha dovuto chiudere ed è andato a fare consulente in un’altra città inventandosi da zero. La flessibilità è quella che fa sopravvivere. Mio padre ha lavorato 35 anni per la stessa azienda sempre facendo la stessa cosa.
Se ti reinventi ti collochi meglio. Il trucco è lavorare tanto con qualcuno che ti fa imparare e riuscire a capire che cosa ti piace fare.

Quanto crede che conti la localizzazione geografica nella ricollocazione?
Sicuramente ha un peso, ma oggi la rete, se ben usata. è una forza unica. Puoi chiamare in America a costo zero, Internet ti permette di entrare in contatto con persone potenzialmente interessanti con cui potrebbero svilupparsi progetti.
Non bisogna mai fermarsi. Chiusa una porta se ne aprirà un'altra, più o meno difficile che sia.

Per finire, che consiglio si sente di dare alle donne over 40?
Alle donne in gamba over 40, direi di non perdersi d’animo, guardarsi dentro e guardarsi intorno e cogliere l’occasione. Non è facile, è un mondo di uomini. Ma chi non ama il velinismo ed è in gamba ha delle chances. Scegliete il lavoro che vi piace dentro o fuori l’azienda e che sia un lavoro di qualità.
Potremmo fare il club delle 40-50enni bruttine ma che hanno le palle!

Signora Manetti, lei è un vulcano di idee!
La ringraziamo per la testimonianza e le auguriamo tutto il meglio.

lunedì 8 novembre 2010

Grafologia e disegno infantile

Foto by chichi

Se la psicologia ed in particolare lo studio della grafia vi interessano, potreste decidere di specializzarvi in questo campo.

Quello del grafologo non è certo un mestiere che si possa improvvisare. Per poter diventare professionisti, è necessario sostenere studi triennali complessi.

Per chi si trovi però in una condizione precaria, pensiamo ad esempio agli insegnanti, questa potrebbe essere un’idea per dare una svolta alla propria professionalità.

Uno dei percorsi possibili di specializzazione, riguarda infatti la grafologia dell’età evolutiva, quella cioè dedicata a bambini e ragazzi così come la capacità di capire il miglior orientamento scolastico per il ragazzo, possono essere apporti significativi che il grafologo può dare alle famiglie dei ragazzi ma non solo. Pensando all’ambiente scuola, non solo i genitori si rivolgono infatti sempre più ai grafologi per avere una consulenza, ma lo stesso fanno anche insegnanti e presidi di istituti.

Diverse associazioni professionali di grafologia sono poi state recentemente inserite nell’elenco delle Associazioni di professionisti senza albo ai sensi del dlg 206/2007. Si tratta di un passo avanti notevole, di una legittimazione di alto livello che pone la professione di grafologo tra quelle emergenti nella Comunità europea aderenti ad un corpus di norme comuni su istruzione, standard professionali, codici di etica professionale e formazione obbligatoria continua.

Ecco dove trovare maggiori informazioni in materia:
http://www.arigrafmilano.it/
http://www.grafologiamoretti.it/corsi.asp

martedì 2 novembre 2010

Restauratore di antiquariato

Foto by Clod79

Forse non tutti sanno che anche i restauratori si possono specializzare. Diversi oggetti, infatti, possono aver bisogno di restauro: oltre ai classici mobili, pensiamo a libri, dipinti su tela e su tavola, doratura, tappeti e tessuti antichi, cornici o porcellane.


Tutti sanno, invece, che a meno di non voler combinare pasticci peggiori del danno originale, il mestiere di restauratore non si improvvisa, ma richiede tecnica, preparazione e metodologia. Una predisposizione artistica può in questo caso fare la differenza, ma non bisogna farsi scoraggiare ed ugualmente ci si può avvicinare alla professione anche senza essere pittori o scultori.

Per diventare restauratori è possibile infatti seguire corsi di formazione, che vanno da quello amatoriale a quello più professionale.

E’ bene infatti conoscere le basi di storia dell’arte e storia del design. Se possibile, meglio quindi seguire lezioni di docenti che appartengano al mondo della storia dell’arte, come professori universitari, periti settoriali, ricercatori, antiquari specialisti, esperti di case d'asta e restauratori.

Ci si può poi rivolgere ai musei, dove vengono organizzate giornate di corso che mirano a presentare le diverse possibilità pratiche ed i metodi scientifici più validi per riconoscere l’autenticità di oggetti e materiali.

Non è quindi un mestiere semplice come possa sembrare a prima vista, ma se avete una buona manualità e siete appassionati di oggetti antichi e d’arte, potreste davvero pensare di dedicarvi a questa professione.

Vi segnaliamo alcuni corsi di formazione:

http://www.lavoro-formazione.it/ricerca_lavoro/corsi_di_restauro.html
http://www.quaeante.it/
http://www.domusantiqua.eu/
http://restauroefantasia.wordpress.com/  
http://www.corsincitta.it/corsi/corso_di_formazione_per_antiquario_e_restauratore_di_mobili_a_distanza_1227247059.asp

lunedì 25 ottobre 2010

Due idee dedicate al turismo

Foto di JoX1989


Avete sempre sognato di lavorare nel campo del turismo?


Potreste trasformarvi in consulenti di viaggio online.

L’idea è quella di lavorare autonomamente da casa, fornendo un servizio di prenotazione viaggi e consulenza in tema vacanze e tempo libero di vario tipo.

Per vendere viaggi è infatti sufficiente avere un pc con una buona connessione, non è in realtà necessario aprire un’agenzia di viaggi. Inoltre questo tipo di lavoro può richiedere più o meno impegno a seconda delle proprie necessità, capacità di vendita e di organizzazione.

Questa attività è stata organizzata in forma di franchising da Evolution Travel, che opera già da 10 anni e che vi segnaliamo.
Mettendo insieme diverse persone, magari abili con il pc ed appassionate di turismo, potreste anche voi, in autonomia, pensare di organizzare un network di consulenti di viaggio online.



Sempre in tema turismo, c’è invece chi ha pensato di organizzare network diversi, dedicati alla sola informazione, con l’idea di attirare sponsor sul sito web.

Elio Bonanomi ci racconta infatti di essere entrato in contatto con il fondatore di un network di agriturismi toscani chiamato Maremmaitalia. Il sito web, una pura vetrina relativa alla zona, che forniva informazioni relative a ricettività, eventi e spettacoli, era stato in grado di attirare sponsor locali.

L’idea del fondatore era stata allora quella di duplicare l’iniziativa e di dare la possibilità ad altri di gestire i contenuti di siti identici nella struttura e nelle finalità, ma focalizzati su zone d’Italia diverse. Si è quindi creato un network di siti web di informazione turistica.

Bonanomi ha gestito la zona di Milano, popolando il proprio sito con i relativi contenuti, ma non è passato alla fase operativa di ricerca sponsor. Non è quindi riuscito ad ottenere risultati economici dall’iniziativa. Ci racconta invece di aver ricevuto diverse chiamate da persone interessate al servizio di prenotazione ed organizzazione tour.

Questo ci riporta al discorso dell’agenzia a casa vostra. Entrambe le iniziative hanno idee positive che possono essere sviluppate in maniera autonoma ed eventualmente abbinate.

lunedì 18 ottobre 2010

Consegna farmaci a domicilio

Foto by NVinacco

Vi siete mai trovati nella situazione di aver bisogno di medicine per un parente o un amico malato, ma di non poter andare a ritirare la ricetta dal medico?


Ecco un’idea molto semplice, realizzabile da tutti ed anche socialmente utile: fornire un servizio di consegna a domicilio delle medicine.

Il servizio consiste nel ritirare la ricetta dal medico di base della persona malata, andare a ritirare in farmacia le medicine e consegnarle quindi direttamente a casa negli orari più comodi per il malato o per la sua famiglia.

Questo servizio esiste già, organizzata in forma di franchising.
Il franchising prevede il tesseramento degli iscritti al servizio e fornisce loro servizi aggiuntivi:

- assistenza ospedaliera
- assistenza domiciliare 24/24 h
- servizi infermieristici domiciliari
- analisi cliniche domiciliari
- servizio trasporto navetta
- assistenza legale sanitaria

Per maggiori INFO

Se non siete in grado di organizzarvi con un franchising, forse potreste fornire anche solo parte di tutti questi servizi in maniera indipendente, raccogliendo magari il bacino di utenza prossimo alla propria abitazione.

lunedì 11 ottobre 2010

Intervista a Francesco Palmieri: sogno un museo in un hotel

Foto by kevindooley

Abbiamo parlato con Francesco Palmieri, di 47 anni, che durante la propria carriera professionale è passato attraverso numerosi settori, partendo da quello alberghiero fino a quello della comunicazione.


Dopo gli studi presso un istituto professionale, Palmieri lavora in ambiente alberghiero per molti anni, ricoprendo diversi ruoli. Decide poi di riprendere in mano i libri e si iscrive alla facoltà di sociologia a Roma. Grazie ad una borsa di studio, segue poi due anni di corso dedicati al management imprenditoriale. Nel frattempo svolge diversi lavori sempre tra hotel ed edicole, riesce anche ad ottenere un incarico per insegnare presso diversi istituti alberghieri professionali, ed opera come sondaggista per editori, per la raccolta di dati di mercato.

Gli capita poi l’occasione di svolgere attività di comunicazione per promuovere singoli professionisti o aziende. Pubblica così prodotti promozionali ed entra in contatto con il settore della litografia: porta le opere d’arte di un artista professionista su cartoline, che vengono vendute o distribuite durante eventi; oppure pubblica calendari aziendali che andranno distribuiti come oggetti promozionali su target mirati. Si dedica quindi alla forma di comunicazione “cartolina”, aprendo anche un portale, attraverso il quale continua a svolgere sondaggi via web ed a raccogliere informazioni e dati.

Nel corso di questa vita fatta di lavori più o meno temporanei, mettendo insieme tutte le proprie esperienze, Palmieri matura un’idea: l’albergo può essere considerato uno spazio all’interno del quale ospitare un museo dedicato al vino, alle realtà contadine locali ed alla produzione del vino.

Palmieri ha notato, infatti, che spesso ci sono spazi inutilizzati all’interno degli hotel. Molti poi non sono redditizi rispetto ai servizi che offrono, potrebbero organizzarsi meglio, per offrire migliori servizi ai propri ospiti ed ai tanti turisti.

Perché un hotel dovrebbe decidere di ospitare un museo dedicato al vino?

Per attirare turisti ed ospiti, per differenziarsi, per esprimere la propria unicità e creare qualcosa di culturale, di educativo. Inoltre il museo contribuirebbe alla valorizzazione dei prodotti tipici italiani: all’interno del museo sarebbe possibile assaggiare i vini e ci si scambierebbero i contatti per poter in seguito ritrovare le bottiglie. Si farebbe pagare un biglietto per entrare (es. 10 euro), quindi ci sarebbe un ritorno economico.

Dagli studi di mercato di Palmeri risulta che questa idea sia innovativa, che nessun hotel di Roma sia ad oggi attrezzato per un museo di questo genere.

Palmieri cerca quindi una location, un hotel a Roma e sponsor per fare partire l’iniziativa.

Gli auguriamo di poter trovare presto persone interessate, mentre vi segnaliamo il suo portale e la sezione dedicata al progetto.

lunedì 4 ottobre 2010

LoVendoPerTe


Conoscete eBay? Si tratta della notissima piattaforma che permette di acquistare e vendere qualsiasi tipo di prodotto via Internet, in modalità asta.


Qualcuno ha pensato bene di aprire un franchising per fornire servizi legati a questa piattaforma: lovendoperte.it è infatti il primo franchising europeo che propone assistenza alla compravendita su eBay.

Nei negozi lovendoperte, è possibile non solo gestire compravendite online, ma anche spedire pacchi e lettere nel mondo, stampare materiale pubblicitario e foto, pagare i bollettini postali, fare fotocopie o fax, riparare il vostro cellulare o la vostra consolle.

Se state cercando un’idea imprenditoriale che vi permetta di lavorare da casa, questa potrebbe essere interessante. Non sono infatti richiesti capitali iniziali ne un’esperienza specifica. Chiunque può cimentarsi dedicando il tempo che vuole, part-time o tempo pieno, in questa attività che ad oggi è presente in Italia e Spagna con più di 60 negozi.


Per maggiori informazioni visitate il SITO UFFICIALE

giovedì 30 settembre 2010

Notte al museo: un film, un sogno o un’opportunità di lavoro?

Foto by zaqarbal


Il vostro sogno è quello di lavorare in un museo, nell’organizzazione di eventi artistici o magari nell’ambito dei beni culturali?

Per indirizzare la vostra esperienza, vi segnaliamo che entro il 28 Settembre è possibile iscriversi all’ottava edizione di MuSec – Corso di Perfezionamento in Economia e Management dei Musei e dei Servizi Culturali, organizzato dall’Università di Ferrara (Facoltà di Economia, Architettura, Lettere e Scienze) in collaborazione con ANMLI - Associazione Nazionale Musei Locali ed Istituzionali.

Il corso mira a riqualificare o formare risorse da inserire all’interno di musei, istituzioni e servizi dei beni culturali, fornendo loro le competenze necessarie alla gestione, all’organizzazione ed alla comunicazione di attività culturali.

MuSec è un corso che ha ottenuto diversi riconoscimenti ed ha ormai un respiro internazionale. Grazie al proprio network permetterà quindi ai partecipanti di realizzare un progetto applicativo, fornendo l'opportunità di accostarsi ad istituzioni culturali selezionate ed in particolare quelle della rete ANMLI.

I temi trattati dal corso comprendono:
- Economia della cultura;
- Strategie aziendali e sistemi di management;
- Contabilità e bilancio;
- Scelte organizzative;
- Forme giuridiche e implicazioni gestionali;
- Museologia, museografia e museotecnica;
- Parchi, musei naturalistici e museografia scientifica;
- Progettazione e gestione dell’attività museale ed espositiva;
- Architetture museali;
- Nuove tecnologie per la comunicazione e la documentazione;
- Gestione dei siti Unesco e management plan;
- Imprese culturali e imprenditoria privata.


Per maggiori informazioni vi rimandiamo al SITO

giovedì 23 settembre 2010

Prodotti sfusi vendesi


Vi ricordate le vecchie drogherie in cui si vendevano prodotti sfusi? Scomparse con la venuta della grande distribuzione che ha cambiato le abitudini di acquisto delle nostre famiglie, vedono ora una sorta di ritorno all’interno proprio della stessa GDO. Perché allora non copiare l’idea ed aprire un negozietto di prodotti sfusi? Visti i tempi ed il caro vita, questo genere di vendita risulta molto interessante per il pubblico e si allinea perfettamente con rispetto ambientale e risparmio energetico tanto ricercati ultimamente.

La caratteristica vincente di questi negozi sta infatti nel packaging, da riutilizzare più volte, che permette di acquistare la quantità di prodotto giusto per il proprio fabbisogno, senza più sprechi.

Il primo negozio di prodotti sfusi in Italia è stato avviato nel 2006 in Piemonte, mentre oggi ne vediamo molti altri in giro, come dicevamo all’interno di grandi iper. I prodotti che vanno per la maggiore sono diversi e vanno dall’alimentare (latte, caffè, olio e aceto, pasta, vino, frutta secca, caramelle) alla pulizia per la casa (detersivi e saponi).

Scegliendo prodotti di qualità, magari biologici o che valorizzano le produzioni locali, si è in grado di resistere alla crisi perché i consumatori dimostrano un forte interesse per prodotti salutistici ed ambientali, per così dire “a km zero”.

Un ritorno alle origini ogni tanto non farebbe proprio male…

giovedì 16 settembre 2010

Intervista a Marco Vannini: Chi fa da se fa per tre!


Oggi parliamo con il signor Marco Vannini che ci racconta come sia riuscito a 53 anni a reinventarsi dal punto di vista lavorativo.


Vannini ha passato 32 anni nella stessa azienda, all’interno della quale ha svolto diversi ruoli sempre in ambito tecnico: è partito dal ruolo di disegnatore meccanico a tecnigrafo, pioniere nell’uso del CAD 3D per la progettazione, per arrivare al marketing di prodotto, alla configurazione di prodotto, fino all’ultimo ruolo di buyer nell’ufficio acquisti, dove passa dalla ricerca di nuovi fornitori alla riduzione del numero di quelli esistenti a causa della crisi. Nonostante avesse più volte dimostrato le proprie capacità di flessibilità ed adattabilità a diversi ruoli, Vannini risulta troppo costoso, ha troppa esperienza, così l’azienda decide di non servirsi più di lui e di proporgli un servizio di outplacement per ricollocarlo.

Vannini comincia allora questo corso. In parallelo agli incontri ed ai colloqui per cercare lavoro, Vannini aiuta amici e parenti con piccoli lavoretti in casa, fin tanto da rendersi conto che le proprie capacità non sono poi così scontate.

Entrato in casa di un cliente per sostituire un rubinetto, era stato infatti capace di occuparsi poi dell’impianto elettrico, di restaurare un mobile, sistemare un affresco sporco, montare mobili, imbiancare, risistemare le finestre e via dicendo.

Durante le sessioni di outplacement decide quindi, con la psicologa del lavoro, di esplorare l’ipotesi di mettersi in proprio e cominciare un lavoro autonomo. Raccoglie informazioni presso un centro CNA per capire se e come sia possibile maturare gli ultimi anni di lavoro da collegare ai precedenti, per poter andare in pensione.

Apre allora la partita IVA e si organizza con un sito Internet dedicato alla propria attività, mentre il qualcuno della CNA parla di lui con un giornalista de La Repubblica, che lo chiama ed il giorno dopo pubblica un articolo su di lui. Naturalmente questo gli fa pubblicità: capita che alcune persone leggano e si segnino il suo nome per poi chiamarlo al momento del bisogno. Tra i suoi clienti ora c’è anche un residence, che per timore di perderlo gli propone un contratto.

Una mossa di comunicazione vincente, poi, si è rivelata lo scrivere un mini curriculum formato biglietto da visita, che ha distribuito durante una fiera, tanto che un’azienda lo ha contattato per chiedergli una consulenza in qualità di project leader.

Oggi Vannini alterna il faidate al disegno industriale, con risultati economici soddisfacenti. Guadagna circa come prima ma il ricavo, dice, è per ora un problema secondario: gusta il sapore di fare quello che gli piace, senza più dover fare quello che vogliono gli altri. E’ molto meno stressato ed ha molte più soddisfazioni.

Continua inoltre ad investire sulla propria formazione: ha seguito un corso “esperto per la gestione strategica dei processi aziendali” riuscendo a superare una stretta selezione, che gli ha permesso di completare le proprie competenze. Presto avrà l’esame finale.

Vorremmo quindi fargli i nostri migliori auguri ed i nostri complimenti!

C’è davvero da prendere spunto…

Vi segnaliamo il suo SITO WEB

lunedì 13 settembre 2010

Intervista: Alessandro Battaglini ed il cortometraggio


Oggi vi raccontiamo l’esperienza di Alessandro Battaglini (foto), che ha conseguito una laurea triennale in DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) indirizzo cinematografico-televisivo seguita da un Master in Economia e Management della Cultura.


Appassionato del mondo cinematografico ed in particolare del cortometraggio, dal 2005 ad oggi ha svolto diversi lavori, in azienda o presso hotel ed ha passato anche un periodo in Inghilterra, dove ha scoperto una realtà lavorativa diversa, che affida ai giovani non solo maggiori opportunità, ma anche più responsabilità rispetto a quelle che vengono date loro nel nostro Paese.

Ad Alessandro viene infatti data la carica di Direttore della sezione cortometraggi all’interno di un importante Film Festival britannico e gli viene affidato un team di 3 persone da gestire in completa autonomia.

Rientrato in Italia, pensava che questa esperienza potesse risultare interessante, che gli avrebbe dato modo di essere preso in considerazione, mentre in realtà si scontra con la dura realtà: nessun contatto, nessuna chiamata. Alessandro non è interessante.

L’ambito lavorativo da cui proviene non è visto positivamente dalle aziende, che non lo prendono sul serio, non investono su di lui, vedono il mondo della cultura come essenzialmente legato ad una passione personale, piuttosto che ad un lavoro reale.

Il confronto, poi, tra l’ambiente lavorativo inglese e quello italiano, non vede uscire positivamente il nostro paese agli occhi di Alessandro: in Inghilterra i rapporti tra colleghi sono più chiari, più facili, più veloci (forse più professionali? Ndr).

Il ragazzo però non si perde d’animo e, con la voglia di fare della sua giovane età, decide di perseguire e realizzare un’idea, un sogno nel cassetto che gli ronza in mente già da un po’.

Dopo aver eseguito un’auto analisi ed aver individuato le proprie capacità, le aree distintive, i propri punti di forza, decide di fondare un’associazione culturale senza scopo di lucro, finalizzata alla promozione ed allo sviluppo di un mercato del cortometraggio in Italia.

Sta lavorando per dare un’impronta giovane ed internazionale alla propria associazione, prevedendo team di lavoro con persone provenienti da diversi Paesi europei. Mentre continua la ricerca di soci, in cantiere ci sono già vari progetti: uno di questi, sicuramente il più ambizioso, è quello di dar vita ad un Film Festival Internazionale del cortometraggio, la cui organizzazione occuperà persone in maniera stabile, creando posti di lavoro, con stage all’estero e creazione di valore (derivante dalla ricaduta turistica e di immagine) per i luoghi in cui tutto questo si svolgerà.

Alessandro si è scontrato finora con una realtà del lavoro, quella del campo artistico, molto difficile: gli sono stati pagati 8 mesi su 5 anni di lavoro.

Gli auguriamo quindi di riuscire a far decollare la propria idea e di realizzare tutti i propri progetti. Ci proponiamo di restare in contatto con lui e di farvi sapere come andrà nei prossimi mesi.

giovedì 9 settembre 2010

La vostra vita è un fumetto? Disegnatela!


Chi di noi non ha il proprio fumetto del cuore? Topolino, Diabolik, Lupo Alberto… tanti personaggi che hanno accompagnato la nostra crescita e forse ancora divertono i nostri momenti di relax. Se siete appassionati del genere, se durante le telefonate la vostra penna schizza disegnetti carini o se avete inventato un personaggio interessante prendendo magari spunto proprio dalla vostra vita quotidiana, perché non provare a dedicarsi seriamente all’argomento?

Ci sono scuole e corsi di formazione specializzati, che servono non solo per affinare le necessarie doti naturali, ma forniscono nozioni fondamentali sulla storia dell’evoluzione degli stili e delle tecniche, sulla preparazione degli schizzi e della sceneggiatura, per poi approfondire tematiche tecniche come la digitalizzazione dell’immagine tramite strumenti informatici specifici.

Ecco qui alcune scuole, anche internazionali, oppure corsi meno impegnativi:
Scuola del Fumetto
Scuola Comics
Corsi fumetto

lunedì 6 settembre 2010

Quando finiscono gli ammortizzatori sociali... torna in auge l'uomo "integrale" del Rinascimento!

Foto by idlphoto

Aiutaci a stilare un “Libro bianco” delle nuove professioni


In una società in rapida trasformazione, scossa da sempre più frequenti terremoti e scossoni a livello sociale e lavorativo, è oggi più che mai vitale esplorare il futuro delle professioni per aiutarci a costruirlo.

Ricollocazione “over 40 e 50”
Recessione, ridimensionamento, mobilità, cassa integrazione... ci stanno velocemente abituando a trovare un'alternativa di vita che non disperda esperienza e professionalità acquisite in anni di lavoro. Al contrario, che ne faccia tesoro. Per far fronte alle situazioni più critiche - che spesso si verificano dopo i 40 anni - e tradurre un “distacco” in “opportunità” - è oggi imperativo stimolare creatività e iniziativa per creare nuove attività lavorative.

La “Job creation”
Mettere in atto la Job creation - la capacità di creare nuovi posti di lavoro - vuol dire utilizzare le nostre doti d'intuizione, d'inventiva, di mobilità, anche geografica, per individuare e sfruttare quei settori che rispondono ai nuovi bisogni della società (spesso è proprio l'offerta di un servizio che fa affiorare la domanda, fino ad allora latente) e diventare lo “specialista” di oggi, cioè lo specialista del cambiamento che si aggiorna e si riqualifica continuamente. Un uomo intero, non più quello “parziale”, super-specializzato in un unico settore. Perché oggi, più che mai, le conoscenze specialistiche devono far parte di uno scenario di più ampio respiro.

Adeguarci ai cambiamenti
Alla base del nostro futuro lavorativo, in primo luogo sta, dunque, una cultura della flessibilità, dell'innovazione, dell'internazionalità, con un'attenzione continua ai cambiamenti - tecnici, economici, sociali – che ci permetta di anticiparli per diventare attori, non solo spettatori, di una scena in continua evoluzione. Con una mente interdisciplinare, aperta alla scienza ma anche al lato umanistico, alla tecnologia ma anche alla storia, al mercato, alla finanza, potremo più facilmente realizzare quello che oggi chiamiamo pensiero “globale”, ma che altro non è che il ritorno all' “Uomo integrale” del Rinascimento. Questo non vuol dire che dobbiamo sapere tutto di tutto, né essere dei Lorenzo de' Medici o dei Leonardo da Vinci, ma, se non vogliamo tornare al Medio Evo, oggi è indispensabile inserire le specializzazioni in un quadro più vasto.

Cambiare rotta
Ma dove cercare “nuovi” lavori che ci consentano di continuare la nostra carriera professionale sviluppando la vasta gamma di potenzialità che abbiamo dentro di noi? “Torniamo all'antico, sarà un progresso” diceva Giuseppe Verdi già due secoli fa. Un discorso valido anche nel 2010, perché oggi possiamo riscoprire il tradizionale alla luce delle nuove tecnologie e logiche di mercato. Teniamo ben presente che lavoro autonomo, artigianato e micro-imprese occupano una fetta rilevante nel mondo del lavoro.

Un “libro bianco” delle nuove professioni
Alla luce dell' aforisma di G.B.Shaw...

“Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo,
allora tu ed io abbiano sempre una mela per uno.
Ma se tu hai un'idea e io ho un'idea e ce le scambiamo,
allora abbiamo entrambi due idee”....

...e per svolgere al meglio la sua mission focalizzata su rapporti umani, etica e solidarietà, H.R. Services Net intende costituire un “libro bianco” delle nuove professioni o delle professioni emergenti che possa servire da spunto per tutti coloro che stanno sperimentando situazioni critiche – in particolare gli over 40–50 – e che proprio in età matura posso riscoprire un talento sopito e realizzare progetti accantonati per obblighi prioritari.

HR Services Net chiede, quindi, a tutti coloro che hanno idee, proposte, esempi di realtà, attività già in atto, ecc. di segnalare alla mail blog.hrservicesnet@gmail.com

Testo di Cecilia De Gregori

giovedì 2 settembre 2010

Franchising per non superstiziosi



Sapete qual è uno dei settori più immuni alla crisi?

Quello delle pompe funebri.

Leggiamo di una di queste ditte, che non risente della situazione economica, il cui proprietario cerca affiliati per la propria attività in franchising. Dice che nessuno, nonostante le varie pubblicità, si fa avanti volonteroso per aprire la propria agenzia.

Il proprietario è ormai convinto che in realtà oggi manchi lo spirito imprenditoriale, che non si tratti della forma organizzativa franchising o del settore di attività, che appunto sarebbe vincente. Sconsolato constata la mancanza di attitudine al rischio, all’assunzione di responsabilità, al raggiungimento degli obiettivi…

e voi siete superstiziosi o credete che iniziare una nuova attività oggi sia impossibile?
Avete mai pensato di aprire un’agenzia di pompe funebri?

mercoledì 4 agosto 2010

Ringraziamento al gruppo Profumo di Carriera


Come sapete siamo presenti sul Social Network LinkedIN, importante piattaforma che permette di "mettersi in vetrina", di trovare contatti business e di esprimere le proprie esigenze lavorative.
Vorremmo qui ringraziare tutti i memebri del gruppo Profumo di Carriera, di cui facciamo parte, per i commenti positivi che hanno lasciato riguardo il nostro blog Mondo HR.

Ricordate sempre che queste piattaforme sono utili, presentano ricerche di personale reali e, come già discusso con il post Personal Network, è fondamentale coltivare le proprie relazioni.

Riportiamo di seguito i commenti, mentre ci piacerebbe poter INTERVISTARE per il blog persone che siano state in grado di reinventarsi o semplicemente che abbiano voglia di raccontare la propria storia "over 40". Chi fosse interessato può contattarci scrivendo a blog.hrserviesnet@gmail.com

Auguriamo a tutti un buon periodo di riposo e vi diamo appuntamento a Settembre. A presto!


Ecco i vostri commenti:

Giovanni Rossi • Molto, molto interessante.

Manuela Morara • complimenti per l'iniziativa

ANDREA IACONO (andrea.iacono@fastwebnet.it) • Le idee buone vanno sempre seguite!

Marilena Rodi • Vi seguo anch'io. Grazie per questa iniziativa.

Piergiorgio Balocco • mi associo agli altri.

Pierangelo Cozzani • Buona iniziativa,M'associo

Andrea Langè • Interessante.. Vi seguiro.. Bisogna sempre inventarsi qualcosa.. Mai fermarsi

Barbara Anselmi • Mi piace l'idea. Grazie

Chiara Biasco • In tempo di crisi, ma anche in tempo di "non crisi" c'è sempre bisogno di reinventarsi il lavoro...Ottima idea, mi associo anche io!

Ettore Fici • Vi seguirò, vediamo.

Pierluigi Nidasio • interessante..

Alessio Pagliai • Bene! Sono sempre utili le nuove fonti di opportunità.

monica galbiati • ......mai tralasciare qualsiasi iniziativa...... prima o poi può essere utile.
tutto fa bagaglio e tutto può servire
sono al vostro seguito

Silvia Mendozza • ottima iniziativa; will keep on!

Costanza de Aloysio • Mi piace e vi seguirò con attenzione

Roberto Mauro • seguo anch io

Emanuel Pompa • davvero interessante, mi auguro possa saltare fuori qualche buon consiglio o iniziativa.
Vi seguo...

Gloria Zanuso • Ottimo!In questo periodo mi sto proprio re-inventando!

Guido Alessandro Gozzi • E' un'ottima idea. Vi seguirò con piacere ed interesse.

Alessandra Zama • si ogni momento di riflessione è ottimo...evviva la casa delle idee! bravi

Paolo Villella • Davvero interessante!

Bettarini Rosa • Interessanti le idee su chi è laureato in Storia o simili...aspetto qualcos'altro, seguirò senz'altro il percorso...

Massimiliano Bastianelli • Ottimo! Vi seguirò anch'io.

Paola Del Pesce • bella iniziativa! re-inventarsi non è facile. La vostra idea mi piace molto, vi seguirò con interesse

Maurizio Bernardi • Ottimo, vi seguo. buone idee a tutti...

Laura Marina de'Luca • ....ecco quello che ci voleva!!!! Ci sarò!

Luca Zanella • mi associo...

Loredana Drovetto • Mi associo anch'io; sono molto interessata perchè mio figlio, stufo di sentirsi proporre posti da operatore call center (senza nulla togliere a chi lo fa e lo sa fare - perchè ci vuole grande professionalità per farlo, ma ci vuole anche attitudine) si sta inventando un lavoro autonomo, secondo me anche molto furbo. Perciò è essenziale "restare sul pezzo". penso che, vedendo questo messaggio, anche lui si unirà. Comunque, sono curiosa anche da sola...
Complimenti per l'idea.
Loredana

Angela De Marco • ...al punto giusto ! ottima idea

Paolo Mormile • Sono d'accordo con i commenti precedenti, al di la delle posizioni messe in evidenza è l'intero progetto che è davvero interessante.

Manuela Cabianca • molto interessante!

Alfredo Dipino • Veramente molto interessante!!! Ci sono delle bellissime idee. Vi seguo con molta attenzione!!

Gaetano Minerva • Molto interessante...
Grazie

Claudio Rorato • Interessante, perchè dal confronto possono nascere idee fuori dagli schemi tradizionali, utili a distinguersi e a far trovare nuovi contenuti.

Umberto Granata • Ottima idea direi.... mettersi sempre in discussione prima di tutto.

Marco Vannini • Bella iniziativa. La seguirò volentieri. Bello anche il sito.

Dopo la mia esperienza di outplacement mi sono reinventato come "ciapinista" e mi sono messo in proprio
http://www.faidatefaiconme.com/
e il lavoro non mi manca; alle volte mi manca il tempo
Fabio Pelargonio • Interessantissimo! semplice ma grande idea! da seguire certamente

Flavio Pogliani • interesante modo di mettersi in discussione. seguirò con interesse.
un saluto a tutti
Flavio

Giorgio Brasa • Direi che è sia un'ottima idea che un'ottima iniziativa!

Elisabetta Borgiotti • ottimo, vi seguirò

Paola Giani • Ottima inizativa, vi seguirò con interesse e spero di poter dare il mio contributo

Fabio Pelargonio • Interessantissimo! semplice ma grande idea! da seguire certamente

Riccardo Toso • Interessante,idee e suggerimenti per potersi reinventare o proporsi sotto qualche altro profilo professionale sono sempre più che gradite soprattutto in periodi come questi in cui valgono la fantasia, la reattività alle richieste del mercato e diciamolo, anche una gran fetta di fortuna nell'azzeccare l'occasione giusta nel giusto momento...benvenga questo nuovo progetto allora!

Stella Di Filippo • ....chi si ferma è perduto si dice, ed io non voglio "perdermi" ;-)
Vi seguo con interesse, grazie.

lunedì 26 luglio 2010

Marketing + Negozio = Visual Merchandising

Foto by thinkretail

Una delle figure più ricercate del momento sembra essere il Visual Merchandiser, ovvero colui che aiuta il negoziante nella ottimizzazione di tutte le possibilità offerte dalla vendita visiva all’interno dello spazio vendita: grazie a questa figura ogni prodotto si troverà al posto giusto rispetto al cliente che entra nel negozio, ed avrà il giusto prezzo.

La collocazione delle merci all'interno di un punto vendita sappiamo infatti essere una delle leve fondamentali che permettono al commerciante di rendere il più possibile autosufficiente il cliente, lasciandolo scegliere in autonomia i prodotti che cerca senza dover eseguire inutili peregrinazioni all’interno del punto vendita.

Quella del Visual Merchandiser è una professione che può essere svolta anche da persone mature, con esperianza, e che segue regole precise: richiede infatti lo studio di diversi fattori come ad esempio

- l’analisi della propria offerta e di quella della concorrenza in modo da differenziarsi e definire un proprio stile
- l’aggregazione di prodotti dalle merceologie complementari
- la definizione del percorso che il cliente effettuerà all’interno del punto vendita, che tenga conto dell’illuminazione, dei tempi morti, della presenza del personale addetto
- lo studio di punti display in cui vengono presentati prodotti da evidenziare e promozioni del momento e la scelta delle attrezzature necessarie
- l’allestimento della vetrina

Se ritenete che tutto questo possa essere per voi interessante, sappiate che esistono numerosi CORSI che preparano in materia.

lunedì 19 luglio 2010

Un lavoro... storico!


Siete laureati in in materie umanistiche, come storia e lettere, oppure anche scientifiche ma con una buona predisposizione per la scrittura e non trovate un posto di lavoro in linea con la vostra passione e la vostra formazione?

Prendete spunto da un dottore francese, con dottorato in Storia, che si è inventato il mestiere di “storico di impresa”: al servizio delle aziende, interviene quindi per scrivere la storia, in modo che non vengano dimenticati i passaggi chiave o i “personaggi” salienti, o per ricostruire gli eventi mancanti, che col tempo nessuno ricorda più.

Se vi piace l’idea, ma non sapreste da dove cominciare, potrebbe tornarvi utile un master in comunicazione storica.

Questo corso tratta infatti i seguenti temi:

• Storia in Tv e nei giornali
• Storia e finzione - laboratorio per la realizzazione di un gioco a sfondo storico
• Teoria e tecnica del documentario storico – laboratorio: realizzazione di un documentario storico
• Tecnologie della comunicazione multimediale – laboratorio: realizzazione siti storici sul web
• Gestione e organizzazione delle imprese culturali – laboratorio: editoria e mercato della storia

Per maggiori INFO

lunedì 12 luglio 2010

40 milioni di animali domestici in Italia: dedichiamoci a loro!


Dalle ultime ricerche emerge che sempre più famiglie italiane ospitano tra le mura domestiche piccoli amici animali. Non più però solo i classici cani e gatti: pare infatti che a “farla da padroni” siano i pesci rossi, certamente meno impegnativi e costosi delle altre suddette categorie, mentre tra le ultime tendenze compaiono anche rettili e roditori. In parallelo all’aumento del numero di animali domestici (che si calcola raggiungano ormai i 40 milioni di unità), crescono naturalmente le esigenze ad essi legate. I prodotti ed i servizi che si possono offrire sono numerosissimi, innovativi ed aperti a nuove ulteriori idee personali, e visto il numero di “utenti” il giro di affari appare interessante, anche perché risulta che soltanto pochi ancora ne usufruiscano.

Oltre alla classica vendita di animali di razza e non, di piccoli animali, accessori, cibo e prodotti vari, si possono aggiungere servizi legati al lavaggio ed alla toelettatura (naturalmente utilizzando i locali necessari) oppure alla disinfestazione degli ambienti in cui teniamo gli animali.

Per chi non si possa permettere di portare con se il piccolo amico durante le ferie o per motivi d’urgenza, ci sono poi i servizi di pensionato presso famiglie o in centri convenzionati.

E se l’esigenza dovesse essere davvero di breve durata? Nessun problema! Intervengono il Cat e Dog sitter! Perché non aggiungere allora un servizio di addestramento?

Per poter trasportare in tutta sicurezza il vostro piccolo amico, poi, avete mai pensato di prenotare un taxi per animali? Potrebbe essere utile!

Così come sono certamente fondamentali servizi legati alla salute dei nostri animali: assistenza veterinaria, consulenza ed assistenza telefonica e cure infermieristiche a domicilio.

Anche loro ogni tanto richiedono pratiche e burocrazia. Potreste essere utili allora per supportare le relazioni con l’anagrafe canina, anche ad esempio per i casi di espatrio o per le pratiche legate alle assicurazioni. In caso di eventi negativi, come smarrimento o decesso, potreste quindi fornire servizi di ricerca o piuttosto servizi funerari e mortuari.

Ma per tornare su temi positivi, perché non organizzare una bella agenzia matrimoniale?

Come vedete i servizi da proporre possono essere mille e tanti altri potrebbero nascere dalla vostra creatività. Certo, non sarebbe facile gestire tutti questi servizi contemporaneamente, ma scegliendo e specializzandosi il tutto potrebbe funzionare meglio.

Stringendo partnership ed organizzandosi con altri fornitori, il vostro centro potrebbe diventare veramente un punto di riferimento immancabile per la vostra “famiglia allargata”.

lunedì 5 luglio 2010

Quanto è importante il Personal Network?


Fino a 50 anni fa all’interno di un’azienda, di qualsiasi dimensioni, esistevano due scelte ben precise: o eri un “high perfomer” (valido fabbricatore di oggetti o servizi) o investivi (qualcuno affermava: perdevi) tempo nel creare un network di conoscenze. Erano i tempi in cui il peso del prodotto era maggiore del peso del mercato, il prodotto influenzava il consumer, esisteva una limitata concorrenza, il mercato era ristretto anche territorialmente; non esisteva il concetto di valore del prodotto, che veniva venduto “nudo” senza servizi correlati.

Il concetto attuale e’ capovolto sia nel peso mercato/prodotto che all’interno dell’azienda: il network guida la performance ed ambedue determinano l’importanza (influence) di una persona nella sua azienda.
Il network e’ molto legato all’abilita’ di gestione del proprio tempo nell’organizzare agende/incontri, nell’abilita’ di cercare e creare canali comunicativi, nel tessere reti di conoscenza efficaci. I General Manager investono 50-60% del loro tempo nel creare network in vari modi.

Lasciamo l’ambito aziendale per proiettarci in quello personale: immaginiamo di cercare un lavoro e quindi dobbiamo costruire un network finalizzato alla ricerca del lavoro.
Chi e’ la prima persona a cui chiediamo aiuto? Chi e’ la persona che contattiamo per prima ? E’ una persona a noi vicina, con cui probabilmente si e’ costruito nel tempo un patto di amicizia o di stima. Sicuramente non contattiamo una persona che non vediamo dai tempi della scuola o da parecchi anni.
Le persone a noi vicine rappresentano un contatto di forte legame.

Nel costruire questo network e quindi nella necessita’ di ampliarlo, progressivamente “peschiamo” persone che non vediamo da tempo o che incontriamo gradualmente, ma che conosciamo poco , questi contatti sono definiti “deboli”.
E’ come se disegnassimo dei cerchi concentrici in qui quelli piu’ interni sono l’insieme delle persone di forte legame e gradualmente quelli esterni sono di debole legame.

Domanda: ma che risposta concreta otteniamo da questi “forti” legami ?
Gli esperti di sociologia scoprirono gia’ 20 anni fa che il successo nel trovare lavoro arrivava dai deboli legami piu’ che dai forti legami .
Perche? esistono secondo me alcune risposte :
- la persona piu’ facile da contattare e’ la meno esperta nella ricerca
- probabilmente ha gli stessi contatti che gia’ noi abbiamo e possiede le stesse informazioni
- legge dei numeri: nel tempo creo un maggior numero di deboli contatti che forti
- probabilmente la persona piu’ vicina ha timore nell’esporsi, nel crearti “bidoni” o false aspettative

La realta’ e’ che i forti legami , ma deboli come reattivita’, diventano dei ponti per creare tanti deboli legami, e’ il loro reale valore nel creare un personal network.

Ma come sviluppare un personal network?
La prima impulsiva risposta e’ cercare e trovare le persone, ma come conquistiamo l’attenzione di una persona che conosciamo poco o contattiamo attraverso un’altra persona a noi piu’ vicina? Interessi comuni, simpatia che puo’ evolversi in amicizia, tentativi di empatia, stima reciproca.
Non e’ sufficiente. Dobbiamo fare uno sforzo di mentalita’ e pensare ad una relazione che si deve evolvere in un scambio di relazioni, e’ come quando andiamo dal cliente e la prima cosa che ci poniamo e’ “qual e’ o quali sono i suoi bisogni “? Dobbiamo adottare lo stesso approccio mentale, occorre pensare ad una relazione di interscambio a due vie.
Dobbiamo quindi chiederci: Cosa e’ “unique” per la persona ? Cosa posso fare io per creargli interesse? E ovviamente lei come puo’ essere utile a me? mi aiuta nel cercare lavoro o mi crea un bridge ad altre persone?

Conclusione: quali sono i parametri che determinano un solido legame all’interno del mio network ?
- Stima
- Amicizia
- Empatia
- Interessi comuni (scuola, shopping, sport, hobby)
- Il concetto di reciprocita’: uno fa qualcosa per me ed io di conseguenza faccio qualcosa per lui , esiste quasi un obbligo deontologico, etico nel saldare un conto aperto.

Altro punto fondamentale nell’approccio e’ essere positivi, “smiling” : un atteggiamento troppo “ansioso” crea nell’interlocutore imbarazzo, paura nel dare illusioni e di essere troppo coinvolto. Il risultato e’ che si allontana da noi.
Altro concetto: il network non e’ da costruire, ma da coltivare. Occorre tempo, pazienza e spesso mentalmente e’ opportuno slegarlo dal suo scopo che, in questo caso, e’ trovare delle opportunita’ di lavoro. Deve diventare una prassi comportamentale, deve entrare nei nostri cromosomi di vita , di socializzazione, slegato dal suo vero scopo, altrimenti costruiamo un network con parecchia ansia e stress.
Per costruire un network utile alla propria carriera e al proprio business occorrono anni di pazienza e spirito di iniziativa.
Anche in questo caso si applica la legge 80/20: l'80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione, l’80% del fatturato lo faccio con il 20 % del portfolio clienti e quindi l’80% dei risultati lo faccio con il 20 % delle persone

Esiste un’etica nel crearci un personal network? No , solo un suggerimento pratico: non forzare un legame: non “paga” ne tempo.

Qual’e’ il valore di un network?
INTANGIBLE: un valore e’ ovviamente la somma delle risposte concrete alle nostre esigenze, in questo caso le opportunita’ di lavoro. Un altro valore puo’ essere le diversita’ culturali che incontriamo e che quindi diventano arricchimenti della nostra cultura sia in ambito competenze professionali che comportamentali.
Ognuno di noi gestisce una risorsa importante che difficilmente valorizziamo se non nel momento del bisogno, della necessità impellente: il medico amico che mi può dare un'indicazione precisa per uno specialista, il cuoco affermato per una ricetta unica o l'amico manager che ci suggerisce una lettura importante o un incontro interessante.
TANGIBILE : un socio puo’ presentarsi nello start up di una societa’ con la frase “non porto soldi, ma relazioni” .
Il Network porta del reddito e quindi puo’ essere definito un “total capital return” con un importanza sempre piu’ rilevante in un’azienda (dalla micro alla big company). E’ un capitale che puo’ aumentare tramite nuove relazioni, partnership e puo’ anche “diminuire” (partnership fallite..) .

Mi congedo alla fine una domanda “retorica”: “ma senza network dove posso arrivare?“

di Enrico Casartelli

giovedì 1 luglio 2010

Cool Hunter: alla ricerca della tendenza futura

Quali saranno le tendenze della prossima stagione? Cosa andrà di moda e cosa invece non piacerà? Per saperlo in anticipo aziende ed agenzie inviano in giro per il mondo i cosiddetti Cool Hunter.

Non necessariamente giovani, ma curiosi e capaci di anticipare i nuovi trend che emergono dalla strada, questi professionisti osservano e documentano le caratteristiche di un paese o di una città che hanno potenzialità per diventare emergenti a livello globale diventando moda. Grazie a questi osservatori aziende di design, comunicazione, distribuzione e cosmesi, possono capire se la strada verso la quale si stanno muovendo è quella giusta oppure no.
I Cool Hunter non agiscono poi solo nel settore moda, ma anche grandi gruppi internazionali, come Coca Cola ad esempio, se ne servono già da anni.

Come lavora il cool hunter?

Più che di capacità individuale, è meglio parlare di pratica del Cool Hunter. Il metodo prevede infatti che si raccolgano fotografie, oggettistica, volantini, programmi di mostre e concerti, che si frequentino teatri e gallerie, che si percorrano strade e locali alla ricerca di genuina creatività. Tipicamente si parte dal grande centro urbano per spostarsi verso la periferia: dai posti più noti e trendy verso quartieri secondari, locali, mercatini frequentati da diverse etnie, artisti, architetti e tutte quei “tipi” che hanno a che fare con l'arte e dai quali possono emergere nuove e interessanti tendenze. Ma, nonostante il metodo, servono in ogni caso curiosità, istinto e la conoscenza delle lingue.

I moderni mezzi di comunicazione rendono molto più semplice e veloce il reperimento di dati utili, anche stando comodamente a casa. Se pensate quindi che il vostro modo di agire sia già simile a quello del Cool Hunter e avete voglia di ricercare tendenze, ecco per voi alcuni siti di interesse:

Future Concept Lab
Polimoda
Fashion Work
Fashion Library
Domus Academy

lunedì 28 giugno 2010

Belli per sempre



Abbiamo parlato recentemente dell’andamento positivo del mercato cosmetico in Italia.

All’interno dei servizi ad esso legati c’è un mercato di nicchia, che forse pochi prendono in considerazione.

Si tratta di un particolare genere di make-up: quello dedicato ai defunti. Si, avete capito bene. Ci sono truccatrici dedicate a questi particolari clienti, che richiedono altrettanto particolari servigi. Certo, forse non è un mestiere per tutti, però a maggiori ragione potrebbe essere una via da approfondire.

Che ne dite? Superstiziosi anche in questo caso?

Parlando allora più in generale, ricordate che la figura del truccatore è interessante:
è in grado infatti di inserirsi in moderne strutture come hotel e spa, in ambienti nuovi e curati, attenti alle tendenze ed allo stile. Si possono seguire corsi di formazione professionali, che partono dalle basi e stimolano la personale creatività dei truccatori, per renderli veri e propri consulenti di immagine.

Per saperne di più potete visitare i seguenti siti:
Accademia del cinema
Beauty Academy
FashionUptoDate
ASMakeup

giovedì 24 giugno 2010

Netclipper: in Italia da 10 anni ma… voi li conoscete?



In Italia da ormai 10 anni, la figura del Netclipper richiede curiosità, dimestichezza con tutti gli aspetti di Internet e conoscenza della lingua inglese, che ormai è quella del Web.

Il Netclipper infatti è colui che naviga su Internet per scoprire "che cosa si dice" di un'azienda o di un marchio, ed ottenere una mappa di come e dove appaiono in rete i riferimenti riguardanti le aziende clienti.

Se siete appassionati del Web e siete capaci di trovare qualsiasi cosa si dica in rete relativamente ad un’azienda, ad un marchio o ad un ente sfruttando ogni nuovo mezzo di comunicazione, questo mestiere potrebbe fare al caso vostro. Le fonti di informazione da utilizzare vanno dalle testate giornalistiche tradizionali (cartacee e web), fino ai new media come blog, forum, newsletter etc, per disegnare quella che è detta la “Web reputation” del marchio.

Ma per chi lavorano i Netclipper? A chi rivolgersi per candidarsi a questo ruolo?

Il Netclipper ha assunto sempre più rilievo col crescere della diffusione delle notizie sul Web a scapito della carta stampata. Il loro lavoro è molto utile anche per conoscere in anticipo l’azienda con cui si dovranno instaurare rapporti di lavoro, per conoscerne la reputazione.

Sono quindi interessati a questa figura gli uffici comunicazione, gli uffici marketing di medie e grandi Internet company, le aziende quotate in Borsa così come i grandi gruppi editoriali orientati alla rete.

A questi clienti il Netclipper fornirà (anche tramite newsletter) report dettagliati, che descrivano tutto ciò che è stato trovato on line. Sulla base dei risultati ottenuti, l’azienda potrà orientare la propria politica di marketing per evidenziare i propri punti di forza e ridurre le debolezze del marchio.

Pare che non ci sia una scuola specifica per diventare Netclipper, anche perché ogni NetClipping-House produce i propri software internamente, con caratteristiche e modalità di gestione.

Possono essere utili però un corso di Web-Surfing e la conoscenza delle dinamiche di Web marketing.

lunedì 21 giugno 2010

Attuario: una professione semi sconosciuta ma molto ricercata


Riconosciuta dallo Stato, che ne disciplina due distinte professioni (Junior e non), quella dell’attuario è una figura forse non molto conosciuta, ma in realtà molto utile e richiesta.

L’attuario è colui che effettua valutazioni e calcoli per conto di assicurazioni ed enti pubblici previdenziali, mirati alla valutazione della probabilità che l’evento assicurato si verifichi, permettendo di determinare l’importo minimo da far pagare agli assicurati.

Attività tipiche dell’attuario sono dunque l’elaborazione di metodologie per il calcolo dei premi assicurativi e delle riserve, il monitoraggio e la stima a intervalli periodici della congruità e dell’andamento delle riserve e delle prestazioni (in modo che la compagnia di assicurazioni non si trovi a pagare agli assicurati di più di quanto riscuote in premi) e la preparazione di relazioni illustrative delle proprie valutazioni.

Può diventare attuario chi è in possesso di una laurea in Finanza, Statistica demografica e sociale, Statistica economica, Finanziaria e Attuariale, Statistica per la ricerca sperimentale e Scienze statistiche ed abbia superato l’esame di stato per l’iscrizione all’albo. Con la sola laurea in matematica non è possibile l’iscrizione all’albo, ma è possibile lavorare in una compagnia di assicurazione in qualità di attuario.

Ecco il SITO dell'ORDINE NAZIONALE DEGLI ATTUARI

giovedì 17 giugno 2010

Un franchising al limone


Lanciato nel 2004, il franchising Lemonbar conta oggi 60 affiliati e 2 punti vendita diretti.

Per chi non ci si fosse mai imbattuto, il Lemonbar è un chiosco mobile giallo, a forma appunto di limone, che serve per preparare e servire bevande a base di succo di limone ed altra frutta fresca.

In previsione dell’estate, potreste aver voglia di dedicarvi ad una attività in proprio semplice da gestire.

Si tratta di un’attività artigianale, in franchising, che non richiede requisiti professionali o licenza commerciale.

L’investimento economico iniziale è di 15.000 euro, per un contratto di 3 anni.

I margini di guadagno sembrano interessanti: se pensiamo infatti alla classica bevanda a base di acqua e succo, il costo di produzione sarà di circa 10 centesimi (compresa cannuccia e bicchiere), per un prezzo di vendita di minimo un euro. E’ previsto un corso di formazione per tutti gli affiliati e non è richiesta nessuna esperienza precedente. La gestione del punto vendita è molto semplice e veloce: in pochi minuti si toglie il carrello che serve per trasportare il chiosco, che si trasforma in postazione fissa. Al termine della giornata di lavoro, in pochi istanti il chiosco si pulisce e si chiude.

Nel contratto è compresa un’assistenza tecnica in caso di bisogno. Il Lemonbar viene consegnato con autorizzazione sanitaria per svolgere l’attività in forma mobile su tutto il territorio nazionale. Il contratto è approvato da Assofranchising.


Per maggiori informazioni

lunedì 14 giugno 2010

“Tutto Fare” in affitto… perché no?


Foto by aldoaldoz

“Caro, stamattina si è rotta la tapparella e ieri sera il cane ha rovinato le carote nell’orto. Ah! A proposito, domenica ho invitato a pranzo i miei, quindi bisogna tagliare l’erba in giardino e riparare il rubinetto del bagno… Mi raccomando, non dimenticartene come al solito!”.

Se tutto ciò vi suona familiare, potreste aver bisogno di un “tuttofare in affitto”.

Forse più diffuso in provincia o in campagna, dove si trovano più artigiani, l’attività di “tuttofare” può essere uno spunto anche per noi cittadini, per riflettere e cercare di capire se potremmo sfruttare qualche nostra particolare abilità.

Esiste una cosa in cui siete davvero bravi?
Avete un hobby che in realtà potrebbe essere di utilità anche ai vicini?

Non sottovalutate i semplici lavori manuali se vi trovate nella situazione di dover reinventarvi.
E se non sapete “fare tutto”, beh, “qualcosa” potrebbe bastare!

giovedì 10 giugno 2010

Food Shopper: una nuova figura professionale… da intenditori!


Partono dalla città di Bologna, così ricca di tradizione gastronomica, i primi corsi italiani per Food Shopper.

Questa nuova professione, dedicata al cibo, è in realtà strettamente legata anche al mondo del turismo. Il ruolo del Food Shopper è infatti quello di soddisfare dal punto di vista culinario i propri clienti, italiani o stranieri, conducendoli attraverso un percorso eno-gastronomico che li porti non solo alla scoperta di prodotti tipici, ma anche di tradizioni locali. Attraverso la degustazione di squisitezze o la visita a piccoli produttori è possibile infatti riscoprire usanze d’una volta e riassaporare la genuinità della conoscenza delle persone. Un’esperienza dunque a tutto tondo, che permette di vivere esperienze attraverso lo shopping e che richiede al Food Shopper di organizzare non solo partecipazione a degustazioni o eventi particolari, ma anche la capacità e la conoscenza per suggerire ristoranti, osterie, cantine ed altri esercizi legati al mondo Food.

Certo sono richieste la predisposizione per un lavoro a contatto col pubblico e la capacità di capire bene la psicologia del cliente per poterlo soddisfare al meglio. Se però siete appassionati del tema e sognate di dedicarvi al vostro hobby, potreste pensare seriamente di dedicarvi a questa nuova professione.

Ecco dove trovare corsi di formazione per Food Shopper.

lunedì 7 giugno 2010

Da dipendente a imprenditore di se stesso - di Enrico Casartelli

Vi vorrei raccontare cosa capita ad un povero “umano” che all’eta’ di 48 anni si trova in pochi giorni a tramutarsi da dipendente di un’azienda multinazionale a libero professionista o meglio imprenditore di se stesso.
La prima domanda che ovviamente ti chiedi e’ “cosa sai fare ?”, risposta netta e decisa “niente”: eri troppo all’interno di un meccanismo per pensare al tuo personale know-how, per pensare a concretizzare quello che sai o saresti in grado di fare.
Allora, se sei fortunato come me cioe’ con l’aiuto in un esperto, inizi a razionalizzare le tue competenze, i tuoi risultati, i tuoi punti di forza e di debolezza, gli obiettivi che ti poni , il settore di mercato ecc ecc , definisci un business plan, un curriculum, una lettera di marketing ed infine ti offri al mercato e qui “arriva il bello” : come ti affacci al mercato a 50 anni di eta’? L’esperto amico non ti puo’ piu’ aiutare se non nell’indicarti i canali di ricerca lavoro… allora ti viene l’ansia di un completamento isolamento e ti accorgi di tante cose.
La prima e la piu’ lampante: ti accorgi che per rintegrarti nel mondo del lavoro, le tue competenze ed il tuo CV valgono poco, l’arma vincente e’ avere un buon network, in altre parole una rete di conoscenze.

Inizi da li’ con la pazienza di una persona che come me nel passato aveva curato poco quest’aspetto. Scopri dopo poche settimane una “strana cosa”, ne parlavo con un mio collega ed esistono corsi Harvard Business School che lo avvale: hai poca risposta (tecnicamente “low redemption”) dalla rete di primo livello (cioe’ gli amici piu’ intimi, gli ex colleghi, ..), ottieni piu’ successo dai livelli successivi (conoscenze create dal primo livello o occasionali). Non si sa il perche’, forse la paura degli amici piu’ vicini di esporsi, di creare illusioni. Resta il fatto che il network che hai si rileva dopo pochi giorni modesto, devi aumentare la fetta di imprenditore che hai e devi capire due cose.

La prima: come ampliarlo? E qui, come dico nei miei corsi, devi agganciare piu’ persone possibili : “dal Rotary alla Parrocchia”, dalla persona piu’ imprevista o quella a cui hai dato meno credito ti arriva il colpo di fortuna, cavi poco o niente da quella che ti aspettavi tanto (legge precedente dei livelli della rete). Attenzione al WEB 2.0 (linkedin ..) : sta diventando uno strumento di comunicazione sempre piu’ efficace anche nel mondo del lavoro!


La seconda: non sei tu che ti poni al mercato, ma e’ il mercato che si pone a te e quindi devi adattare le tue competenze a quello che ti chiede il mercato, in concreto tra le competenze che possiedi devi essere in grado di accelerare quelle piu’ richieste e mettere nel cassetto quelle non richieste. L’esperto dice che tramite il tuo CV un ‘azienda puo’ scoprire una posizione “sommersa”, a cui non aveva mai pensato .. mah. Un mio amico si e’ certificato in codici etici aziendali... e’ “fermo” li’!!
Credo che ci sia un aspetto indispensabile: avere passione per un’idea , nel mio caso la docenza di corsi, crederci ed esplorala con determinazione ed avere la flessibilita’ di ampliare o ridurre argomenti seguendo le esigenze del mercato, o scoprire nuove nicchie...
Investire sulla propria reputazione: il cliente si accorge subito se non hai professionalita’, se non hai competenza sull’argomento che stai discutendo, massima trasparenza, solo cosi’ puo’ crearsi una fidelizzazione del cliente. Occorre essere coscienti che anche il proprio stile di vita incide sulla percezione del cliente.
Purtroppo il mondo della consulenza e’ pieno di bravi venditori del niente., “paga” nel breve tempo , fallisce nel lungo.
Ma psicologicamente come reagisci? Ci sono tantissimi aspetti che si intrecciano repentinamente.
Hai lo shock della rana buttata nella pentola bollente. “Se una rana viene messa in una pentola di acqua bollente, farà un velocissimo balzo per saltarne fuori. Se la rana viene messa in una pentola di acqua a temperatura ambiente, invece, non farà un piega. E se quest’acqua verrà scaldata, piano piano fino all’ebollizione, la rana finirà bollita senza che se ne accorga o, quando se ne accorgerà, sarà troppo tardi”.
Prima di tutto passi dal trauma di una copertura finanziaria aziendale ad una copertura finanziaria personale, cioe’ niente: e’ come l’impiegato che al mattino apre la porta dell’ufficio ed entrano i soldi e tu che entri (sempre al mattino) nella porta di casa tua (tuo nuovo ufficio) ed escono i soldi. Questa non e’ una battuta, e’ la sintesi di una profonda diversita’ di approccio alla vita lavorativa e la base di quella organizzativa mutando radicalmente i tuoi comportamenti. Cio’ che prima era sicuro o quasi ora diventa instabile, precario, i piu’ ottimisti dicono flessibile.
Ti senti prima un senso di impotenza fantozziana, poi quando cominci a guadagnare ti rimane l’affanno perche’ ti devi sempre creare il business e se non spingi, tecnicamente “pushing”, non arrivi alla seconda settimana. Scherzi a parte ti arriva veramente l’ansia di cercare nuove opportunita’: e’ il bello dell’imprenditore, ma e’ anche il brutto.
Nei corsi di gestione aziendale dico che devi essere abile e capace di dire dei no, nella realta MAI dire no. Guai a dimenticare a casa il cellulare: ti puo’ arrivare una richiesta di corsi, di una consulenza e se non rispondi? da una piccola opportunita’ ne possono nascere altre, diventi phone e email dipendente.
Altro aspetto: una persona che come me e’ abituata a lavorare in team ed ha una forte propensione al lavoro di gruppo, si trova “isolata”, e’ una sensazione non bella. Anche se inserito in societa’ di consulenza ti accorgi che il concetto di team work, anche se ben insegnato, non viene assolutamente rispettato. Puoi confrontarti con qualche amico, ma questo giustamente ha sempre meno tempo e ti dedica poco tempo... ha gia’ i suoi problemi, pero’ ti manca un’opinione che ti dica se stai andando nella giusta strada, un suggerimento… e’ come (vedi anche il newtork personale) se tu cerchi di aprirti al mondo a 360 gradi e ti trovi una chiusura a 720 gradi; la matematica non e’ il mio forte, ma il concetto e’ questo!
Vediamo ora gli aspetti positivi: sicuramente un’accelerazione di skill, sei costretto, e lo fai con molto piacere se hai passione per le tue idee e passione per il business, ad acquisire nuove conoscenze. In azienda avevo pochi spazi di crescita anche se ogni tre quattro anni cercavo di cambiare posizioni, l’autonomia spinge sicuramente ad ampliare il know how ed in fretta!
Sei come un’azienda che disegna il proprio Go To Market, i propri canali di comunicazione, i suoi lati deboli e forti, la strategia a breve e medio termine, i rischi. L’imprenditore è una persona che rischia e che è consapevole che le sue scelte potranno, in futuro, non essere più in linea con i bisogni del mercato; infatti i gusti dei consumatori cambiano molto velocemente, come molto velocemente cambiano le condizioni che danno successo ad una impresa.

Ti accorgi di due approcci diversi tra il passato ed i presente: l’impiegato tende a semplificare il lavoro per raggiungere velocemente e bene i risultati, il professionista deve cogliere la complessita’ per gestirla e trovarne la soluzione.
Non hai piu’ il concetto di orario: alterni periodi “morti” in cui prevale l’ansia con periodi “pieni” in cui lavori al sabato e la domenica e ti viene lo stress: sicuramente MEGLIO lo stress dell’ansia!!
Una maggiore rete di conoscenze, l’azienda ti rallenta, l’autonomia ti accelera nel sociale, scopri anche nuove formule di comunicazione, ripeto: attenzione al web 2.0!! Sta diventando sempre piu’ “forte, incisivo e veloce”!!
Maggiori gradi di liberta’ e maggiore autonomia: l’azienda spesso ti schiaccia con i suoi standard, i suoi vincoli, qui invece decidi tu la tua prassi comportamentale (nel bene e nel male) e gestisci con piu’ liberta’ il tuo tempo.

Autodisciplina: l’impiegato deve motivarsi per lavorare, il libero professionista deve motivarsi per smettere di farlo se non vuole correre il rischio di “vivere per lavorare” e non viceversa.
Conclusione: e’ meglio fare l’autonomo o il dipendente? Non esiste una risposta: dipende dalla persona, dalla propria capacita’ imprenditoriale e di gestione del rischio, dal mercato (attenzione: e’ sempre lui che comanda nonostante gli sforzi personali!!) e dalla fortuna del momento (indispensabile!!).

Profilo di Enrico Casartelli:


Enrico e’ stato in IBM per 23 anni dove ha ricoperto vari ruoli manageriali e commerciali nell’area dei servizi ICT e della formazione. Da cinque anni è libero professionista: alterna coordinamento di progetti formativi per la Regione Lombardia ad attivita’ commerciali e di docenza di corsi di Leadership, TeamWork , Vendite, Project e Risk Management.
Hobby per le auto da rally e d’epoca, gestisce un’officina “privata” e da qualche anno e’ cronometrista in manifestazioni del Coni e nei rallye.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails