lunedì 26 luglio 2010

Marketing + Negozio = Visual Merchandising

Foto by thinkretail

Una delle figure più ricercate del momento sembra essere il Visual Merchandiser, ovvero colui che aiuta il negoziante nella ottimizzazione di tutte le possibilità offerte dalla vendita visiva all’interno dello spazio vendita: grazie a questa figura ogni prodotto si troverà al posto giusto rispetto al cliente che entra nel negozio, ed avrà il giusto prezzo.

La collocazione delle merci all'interno di un punto vendita sappiamo infatti essere una delle leve fondamentali che permettono al commerciante di rendere il più possibile autosufficiente il cliente, lasciandolo scegliere in autonomia i prodotti che cerca senza dover eseguire inutili peregrinazioni all’interno del punto vendita.

Quella del Visual Merchandiser è una professione che può essere svolta anche da persone mature, con esperianza, e che segue regole precise: richiede infatti lo studio di diversi fattori come ad esempio

- l’analisi della propria offerta e di quella della concorrenza in modo da differenziarsi e definire un proprio stile
- l’aggregazione di prodotti dalle merceologie complementari
- la definizione del percorso che il cliente effettuerà all’interno del punto vendita, che tenga conto dell’illuminazione, dei tempi morti, della presenza del personale addetto
- lo studio di punti display in cui vengono presentati prodotti da evidenziare e promozioni del momento e la scelta delle attrezzature necessarie
- l’allestimento della vetrina

Se ritenete che tutto questo possa essere per voi interessante, sappiate che esistono numerosi CORSI che preparano in materia.

lunedì 19 luglio 2010

Un lavoro... storico!


Siete laureati in in materie umanistiche, come storia e lettere, oppure anche scientifiche ma con una buona predisposizione per la scrittura e non trovate un posto di lavoro in linea con la vostra passione e la vostra formazione?

Prendete spunto da un dottore francese, con dottorato in Storia, che si è inventato il mestiere di “storico di impresa”: al servizio delle aziende, interviene quindi per scrivere la storia, in modo che non vengano dimenticati i passaggi chiave o i “personaggi” salienti, o per ricostruire gli eventi mancanti, che col tempo nessuno ricorda più.

Se vi piace l’idea, ma non sapreste da dove cominciare, potrebbe tornarvi utile un master in comunicazione storica.

Questo corso tratta infatti i seguenti temi:

• Storia in Tv e nei giornali
• Storia e finzione - laboratorio per la realizzazione di un gioco a sfondo storico
• Teoria e tecnica del documentario storico – laboratorio: realizzazione di un documentario storico
• Tecnologie della comunicazione multimediale – laboratorio: realizzazione siti storici sul web
• Gestione e organizzazione delle imprese culturali – laboratorio: editoria e mercato della storia

Per maggiori INFO

lunedì 12 luglio 2010

40 milioni di animali domestici in Italia: dedichiamoci a loro!


Dalle ultime ricerche emerge che sempre più famiglie italiane ospitano tra le mura domestiche piccoli amici animali. Non più però solo i classici cani e gatti: pare infatti che a “farla da padroni” siano i pesci rossi, certamente meno impegnativi e costosi delle altre suddette categorie, mentre tra le ultime tendenze compaiono anche rettili e roditori. In parallelo all’aumento del numero di animali domestici (che si calcola raggiungano ormai i 40 milioni di unità), crescono naturalmente le esigenze ad essi legate. I prodotti ed i servizi che si possono offrire sono numerosissimi, innovativi ed aperti a nuove ulteriori idee personali, e visto il numero di “utenti” il giro di affari appare interessante, anche perché risulta che soltanto pochi ancora ne usufruiscano.

Oltre alla classica vendita di animali di razza e non, di piccoli animali, accessori, cibo e prodotti vari, si possono aggiungere servizi legati al lavaggio ed alla toelettatura (naturalmente utilizzando i locali necessari) oppure alla disinfestazione degli ambienti in cui teniamo gli animali.

Per chi non si possa permettere di portare con se il piccolo amico durante le ferie o per motivi d’urgenza, ci sono poi i servizi di pensionato presso famiglie o in centri convenzionati.

E se l’esigenza dovesse essere davvero di breve durata? Nessun problema! Intervengono il Cat e Dog sitter! Perché non aggiungere allora un servizio di addestramento?

Per poter trasportare in tutta sicurezza il vostro piccolo amico, poi, avete mai pensato di prenotare un taxi per animali? Potrebbe essere utile!

Così come sono certamente fondamentali servizi legati alla salute dei nostri animali: assistenza veterinaria, consulenza ed assistenza telefonica e cure infermieristiche a domicilio.

Anche loro ogni tanto richiedono pratiche e burocrazia. Potreste essere utili allora per supportare le relazioni con l’anagrafe canina, anche ad esempio per i casi di espatrio o per le pratiche legate alle assicurazioni. In caso di eventi negativi, come smarrimento o decesso, potreste quindi fornire servizi di ricerca o piuttosto servizi funerari e mortuari.

Ma per tornare su temi positivi, perché non organizzare una bella agenzia matrimoniale?

Come vedete i servizi da proporre possono essere mille e tanti altri potrebbero nascere dalla vostra creatività. Certo, non sarebbe facile gestire tutti questi servizi contemporaneamente, ma scegliendo e specializzandosi il tutto potrebbe funzionare meglio.

Stringendo partnership ed organizzandosi con altri fornitori, il vostro centro potrebbe diventare veramente un punto di riferimento immancabile per la vostra “famiglia allargata”.

lunedì 5 luglio 2010

Quanto è importante il Personal Network?


Fino a 50 anni fa all’interno di un’azienda, di qualsiasi dimensioni, esistevano due scelte ben precise: o eri un “high perfomer” (valido fabbricatore di oggetti o servizi) o investivi (qualcuno affermava: perdevi) tempo nel creare un network di conoscenze. Erano i tempi in cui il peso del prodotto era maggiore del peso del mercato, il prodotto influenzava il consumer, esisteva una limitata concorrenza, il mercato era ristretto anche territorialmente; non esisteva il concetto di valore del prodotto, che veniva venduto “nudo” senza servizi correlati.

Il concetto attuale e’ capovolto sia nel peso mercato/prodotto che all’interno dell’azienda: il network guida la performance ed ambedue determinano l’importanza (influence) di una persona nella sua azienda.
Il network e’ molto legato all’abilita’ di gestione del proprio tempo nell’organizzare agende/incontri, nell’abilita’ di cercare e creare canali comunicativi, nel tessere reti di conoscenza efficaci. I General Manager investono 50-60% del loro tempo nel creare network in vari modi.

Lasciamo l’ambito aziendale per proiettarci in quello personale: immaginiamo di cercare un lavoro e quindi dobbiamo costruire un network finalizzato alla ricerca del lavoro.
Chi e’ la prima persona a cui chiediamo aiuto? Chi e’ la persona che contattiamo per prima ? E’ una persona a noi vicina, con cui probabilmente si e’ costruito nel tempo un patto di amicizia o di stima. Sicuramente non contattiamo una persona che non vediamo dai tempi della scuola o da parecchi anni.
Le persone a noi vicine rappresentano un contatto di forte legame.

Nel costruire questo network e quindi nella necessita’ di ampliarlo, progressivamente “peschiamo” persone che non vediamo da tempo o che incontriamo gradualmente, ma che conosciamo poco , questi contatti sono definiti “deboli”.
E’ come se disegnassimo dei cerchi concentrici in qui quelli piu’ interni sono l’insieme delle persone di forte legame e gradualmente quelli esterni sono di debole legame.

Domanda: ma che risposta concreta otteniamo da questi “forti” legami ?
Gli esperti di sociologia scoprirono gia’ 20 anni fa che il successo nel trovare lavoro arrivava dai deboli legami piu’ che dai forti legami .
Perche? esistono secondo me alcune risposte :
- la persona piu’ facile da contattare e’ la meno esperta nella ricerca
- probabilmente ha gli stessi contatti che gia’ noi abbiamo e possiede le stesse informazioni
- legge dei numeri: nel tempo creo un maggior numero di deboli contatti che forti
- probabilmente la persona piu’ vicina ha timore nell’esporsi, nel crearti “bidoni” o false aspettative

La realta’ e’ che i forti legami , ma deboli come reattivita’, diventano dei ponti per creare tanti deboli legami, e’ il loro reale valore nel creare un personal network.

Ma come sviluppare un personal network?
La prima impulsiva risposta e’ cercare e trovare le persone, ma come conquistiamo l’attenzione di una persona che conosciamo poco o contattiamo attraverso un’altra persona a noi piu’ vicina? Interessi comuni, simpatia che puo’ evolversi in amicizia, tentativi di empatia, stima reciproca.
Non e’ sufficiente. Dobbiamo fare uno sforzo di mentalita’ e pensare ad una relazione che si deve evolvere in un scambio di relazioni, e’ come quando andiamo dal cliente e la prima cosa che ci poniamo e’ “qual e’ o quali sono i suoi bisogni “? Dobbiamo adottare lo stesso approccio mentale, occorre pensare ad una relazione di interscambio a due vie.
Dobbiamo quindi chiederci: Cosa e’ “unique” per la persona ? Cosa posso fare io per creargli interesse? E ovviamente lei come puo’ essere utile a me? mi aiuta nel cercare lavoro o mi crea un bridge ad altre persone?

Conclusione: quali sono i parametri che determinano un solido legame all’interno del mio network ?
- Stima
- Amicizia
- Empatia
- Interessi comuni (scuola, shopping, sport, hobby)
- Il concetto di reciprocita’: uno fa qualcosa per me ed io di conseguenza faccio qualcosa per lui , esiste quasi un obbligo deontologico, etico nel saldare un conto aperto.

Altro punto fondamentale nell’approccio e’ essere positivi, “smiling” : un atteggiamento troppo “ansioso” crea nell’interlocutore imbarazzo, paura nel dare illusioni e di essere troppo coinvolto. Il risultato e’ che si allontana da noi.
Altro concetto: il network non e’ da costruire, ma da coltivare. Occorre tempo, pazienza e spesso mentalmente e’ opportuno slegarlo dal suo scopo che, in questo caso, e’ trovare delle opportunita’ di lavoro. Deve diventare una prassi comportamentale, deve entrare nei nostri cromosomi di vita , di socializzazione, slegato dal suo vero scopo, altrimenti costruiamo un network con parecchia ansia e stress.
Per costruire un network utile alla propria carriera e al proprio business occorrono anni di pazienza e spirito di iniziativa.
Anche in questo caso si applica la legge 80/20: l'80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione, l’80% del fatturato lo faccio con il 20 % del portfolio clienti e quindi l’80% dei risultati lo faccio con il 20 % delle persone

Esiste un’etica nel crearci un personal network? No , solo un suggerimento pratico: non forzare un legame: non “paga” ne tempo.

Qual’e’ il valore di un network?
INTANGIBLE: un valore e’ ovviamente la somma delle risposte concrete alle nostre esigenze, in questo caso le opportunita’ di lavoro. Un altro valore puo’ essere le diversita’ culturali che incontriamo e che quindi diventano arricchimenti della nostra cultura sia in ambito competenze professionali che comportamentali.
Ognuno di noi gestisce una risorsa importante che difficilmente valorizziamo se non nel momento del bisogno, della necessità impellente: il medico amico che mi può dare un'indicazione precisa per uno specialista, il cuoco affermato per una ricetta unica o l'amico manager che ci suggerisce una lettura importante o un incontro interessante.
TANGIBILE : un socio puo’ presentarsi nello start up di una societa’ con la frase “non porto soldi, ma relazioni” .
Il Network porta del reddito e quindi puo’ essere definito un “total capital return” con un importanza sempre piu’ rilevante in un’azienda (dalla micro alla big company). E’ un capitale che puo’ aumentare tramite nuove relazioni, partnership e puo’ anche “diminuire” (partnership fallite..) .

Mi congedo alla fine una domanda “retorica”: “ma senza network dove posso arrivare?“

di Enrico Casartelli

giovedì 1 luglio 2010

Cool Hunter: alla ricerca della tendenza futura

Quali saranno le tendenze della prossima stagione? Cosa andrà di moda e cosa invece non piacerà? Per saperlo in anticipo aziende ed agenzie inviano in giro per il mondo i cosiddetti Cool Hunter.

Non necessariamente giovani, ma curiosi e capaci di anticipare i nuovi trend che emergono dalla strada, questi professionisti osservano e documentano le caratteristiche di un paese o di una città che hanno potenzialità per diventare emergenti a livello globale diventando moda. Grazie a questi osservatori aziende di design, comunicazione, distribuzione e cosmesi, possono capire se la strada verso la quale si stanno muovendo è quella giusta oppure no.
I Cool Hunter non agiscono poi solo nel settore moda, ma anche grandi gruppi internazionali, come Coca Cola ad esempio, se ne servono già da anni.

Come lavora il cool hunter?

Più che di capacità individuale, è meglio parlare di pratica del Cool Hunter. Il metodo prevede infatti che si raccolgano fotografie, oggettistica, volantini, programmi di mostre e concerti, che si frequentino teatri e gallerie, che si percorrano strade e locali alla ricerca di genuina creatività. Tipicamente si parte dal grande centro urbano per spostarsi verso la periferia: dai posti più noti e trendy verso quartieri secondari, locali, mercatini frequentati da diverse etnie, artisti, architetti e tutte quei “tipi” che hanno a che fare con l'arte e dai quali possono emergere nuove e interessanti tendenze. Ma, nonostante il metodo, servono in ogni caso curiosità, istinto e la conoscenza delle lingue.

I moderni mezzi di comunicazione rendono molto più semplice e veloce il reperimento di dati utili, anche stando comodamente a casa. Se pensate quindi che il vostro modo di agire sia già simile a quello del Cool Hunter e avete voglia di ricercare tendenze, ecco per voi alcuni siti di interesse:

Future Concept Lab
Polimoda
Fashion Work
Fashion Library
Domus Academy

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